Il primo passo

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I lettori più assidui forse ricorderanno il mio articolo di alcuni mesi fa che trattava il soggetto dei computer quantici. In quell’articolo, affermavo che il traguardo conosciuto come “supremazia quantica” era ancora solo un miraggio. 

Per dare ai lettori una piccola infarinatura, semplificherò orribilmente alcuni concetti. 

I computer normali funzionano con dei bit, che consistono in 0 e 1. Un computer quantico, tecnologia che fino a poco fa era solo sperimentale, usa dei QuBit, o bit quantici, che per farla breve sono sia 1 che 0 finché l’osservatore non interviene determinando uno dei due valori. Si tratta di particelle strane, che hanno proprietà (per mancanza di un termine migliore) controiwtuitive.

Questo, in teoria, aumenta esponenzialmente le capacità di calcolo di una macchina in grado di imbrigliarli. 

Con “supremazia quantica” si intende il momento, previsto da numerosi scienziati, teorici e ingegneri, in cui questi computer quantici non solo avranno capacità pari ai computer convenzionali – bensì saranno in grado di svolgere operazioni altrimenti impossibili.

E pochi giorni fa, qualcuno sembra esserci arrivato. 

Un sistema chiamato “Jiuzhang” , sviluppato da un team di scienziati nell’Università di scienze e tecnologia di Hefei (Cina) ha sfondato la barriera. La macchina avrebbe completato una serie di calcoli in un tempo 100 trilioni di volte più breve rispetto a quello che sarebbe servito al più potente supercomputer sul pianeta. Nel pratico, poche ore per svolgere un compito che avrebbe impegnato i più potenti supercomputer al mondo per qualche milione di anni.

Jiuzhang vanta una velocità di calcolo 10 miliardi di volte superiore ai precedenti prototipi sviluppati da Google, che avevano comunque – a loro tempo – ottenuto risultati ottimi ma non sufficienti a raggiungere la tanto agognata supremazia quantistica. 

Ma ora che vi ho riempito le orecchie con questi paroloni, nel concreto a noi che importa?

Beh, prima di tutto va detto che c’é una ragione se un simile obbiettivo ha portato a una vera e propria corsa alle armi in termini informatici. La Cina ha mobilitato le sue possenti infrastrutture statali e gli Stati Uniti hanno chiamato a raccolta Google, Alphabet, Amazon e molti altri privati.  I possibili utilizzi per un calcolatore inconcepibilmente più rapido di quelli esistenti finora sono tanti, e di una portata di difficile comprensione. 

Innanzitutto, vi sono compiti tradizionalmente svolti da computer “normali” che potranno essere portati a termine in modo molto più rapido e approfondito. Parlo dello sviluppo di farmaci, dello sviluppo di modelli economici su base statistica, di simulazioni di fisica teorica, gestione del traffico urbano, sicurezza informatica e molto altro. 

Ma l’immaginazione può volare oltre: anche l’intelligenza artificiale è invitata alla festa. 

Un’AI collegata a un computer quantico potrebbe avere capacità incredibili. Già adesso le AI sono capaci di molto, dal progettare circuiti più efficienti di quelli creati dall’uomo all’imparare a riconoscere le facce. Con l’aggiunta del calcolo quantistico, è possibile che nei prossimi decenni l’input umano per quanto concerne design, progettazione e gestione possa passare di moda.

Insomma, questa strana macchina nella terra del dragone – le cui descrizioni menzionano paroloni come “Bosoni gaussiani” e “tunneling fotonico” – potrebbe essere il primo passo su una strada che cambierà totalmente la condizione umana, in un modo mai visto dai tempi della scoperta dell’energia atomica. 

Ad oggi, Mr. Lu (direttore del progetto) prova a calmare gli animi: “La nostra macchina può fare un certo lavoro, ma non tutti. Non è ancora programmabile, ci stiamo lavorando”. Per essere chiari, nonostante questo primo traguardo sia stato raggiunto, non abbiamo ancora capito tutto: Il computer si è mostrato capace di svolgere il compito assegnatogli nei tempi previsti, ma ora partirà il processo di ricerca atto a costruire una macchina capace di svolgere più compiti diversi – come già fanno i vostri telefoni o pc. Ma una cosa è certa: Il mondo non sarà più lo stesso.

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