Impiccato Anima di Dio

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La mano del boia non ha risparmiato Ruhollah (che significa anima di Dio) Zam, 42 enne giornalista dissidente iraniano. È stato impiccato alle prime ore di sabato 12 dicembre.

Ad annunciare l’esecuzione della pena di morte è stata la TV di Stato iraniana: Il “controrivoluzionario” Zam è stato impiccato dopo la conferma della condanna da parte della Corte Suprema, a causa della gravità dei crimini commessi contro la Repubblica Islamica dell’Iran.

Il giornalista aveva un sito web, Amad News, e un canale sulla piattaforma Telegram, con oltre un milione 300 mila followers, dai quali diffondeva notizie riguardanti le proteste popolari avvenute in Iran nel 2017 e 2018.

Il sito ufficiale della magistratura, Mizan Online, ha affermato che:  “Zam ha commesso atti criminosi e corrotti contro la sicurezza della nazione, e tramite i suoi canali, intratteneva comunicazioni di spionaggio con elementi legati ai servizi nemici della Repubblica Islamica e del popolo iraniano; l’uomo avrebbe confessato di aver guidato i disordini di due anni fa”.

Arrestato nel 2009 per aver partecipato alle manifestazioni di protesta contro il golpe elettorale a favore di Ahmadinejad; dopo la sua liberazione ha vissuto in Francia come rifugiato politico.

Il 15 ottobre 2019 la TV di stato iraniano mostra Ruhollah Zam legato, imbavagliato e circondato dai guardiani della rivoluzione (IRGC); la sua cattura viene definita “complicata operazione di intelligence”. Infatti Zam sarebbe stato tratto in trappola e rapito in Iraq.

L’elenco degli oppositori iraniani rapiti all’estero e finiti nelle mani delle forze di sicurezza dell’IRGC e poi giustiziati, è lunga. Resta da capire se altri Paesi abbiano avuto un ruolo in questi rapimenti.

Nessuna delle confessioni mostrate dalla TV di Stato ha potuto rispondere alla questione principale, ossia chi fossero le fonti d’informazione e di quali istituzioni si trattasse; Zam è stato giustiziato in fretta e furia perchè altri all’interno del sistema, in contatto con lui, potessero restare nell’ombra e tirare uno sospiro di sollievo. I motivi delle contestazioni popolari andavano cercate nelle politiche repressive e non nel sito Web Amad News che ne dava notizia!

Il padre del giornalista, Mohammad Ali Zam, un religioso riformista, dopo l’esecuzione scrive: “durante gli interrogatori l’intelligence delle forze di sicurezza gli avevano promesso che non sarebbe stato giustiziato, e che il capo della magistratura, Ebrahim Raissi, l’ avrebbe inserito in un piano di scambio con qualcuno dall’altra parte; in cambio avrebbe dovuto scrivere e dichiarare, davanti alle telecamere, le proprie colpe”. Confessioni recentemente trasmesse, appunto, dalla TV di Stato.

La condanna è stata emessa nel giugno scorso e confermata l’8 dicembre dalla Corte Suprema, e solo 4 giorni dopo è stata eseguita la pena. Un modo per evitare una campagna internazionale di pressioni.

Diana Eltahawi, la vice direttrice regionale per il Medio Oriente e il Nord Africa di Amnesty International si è detta “scioccata e inorridita; il mondo non deve restare in silenzio mentre le autorità iraniane attaccano il diritto alla vita e alla libertà di espressione. Chiedo alla comunità internazionale un’azione immediata di pressioni sulle autorità della Repubblica Islamica affinchè interrompano l’uso crescente della pena di morte come arma di pressione politica”.

L’Unione Europea condanna l’esecuzione del giornalista Zam “con la massima fermezza e ricorda ancora una volta la sua irrevocabile opposizione all’uso della pena capitale; è imperativo che le autorità iraniane sostengano i diritti del giusto processo e cessino la pratica di utilizzare le confessioni TV per stabilire e promuovere la loro colpevolezza”.

Per protesta quattro nazioni europee (Italia, Germania, Austria e Francia) hanno boicottato il Forum per promuovere il commercio che doveva tenersi online a Tehran, rinviato a causa dell’esecuzione.

La magistratura e gi apparati di sicurezza dell’IRGC, controllati dai fondamentalisti e ultraconservatori, con questa nuova esecuzione stringono ulteriormente la morsa contro oppositori e attivisti per i diritti umani, complicando ancor di piu’ gli sforzi del governo riformista Rouhani per un possibile rientro degli USA nell’accordo nucleare, con l’arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden.

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