La canapa fuori dalla lista nera dell’ONU

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Quella presa sulla cannabis dalle Nazioni Unite è una decisione storica che forse farà uscire questa benedetta pianta una volta per tutte dall’angolo in cui era stata relegata. Ci sono voluti cinquant’anni per ammetterlo, ma alla fine la verità è venuta a galla. Gli Stati Membri nella Commissione droghe dell’ONU hanno infatti accolto le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e stralciato la marijuana dall’elenco dei narcotici dannosi per la salute. L’ONU ne ha finalmente attestato le proprietà medicinali. 

Ovviamente non si tratta di un “tana liberi tutti”, la canapa non sarà venduta al supermercato. Non la troveremo tra una tisana al ginseng e la vitamina D in compresse effervescenti. Come capita con tutti i medicinali che possono avere effetti collaterali non trascurabili andrà gestita con le dovute cautele del caso, ma quello dell’ONU è comunque un riconoscimento importante che significa almeno due cose. La prima riguarda la sua efficacia ormai testata scientificamente da numerosi studi e l’aver finalmente messo un punto sulla questione.

La canapa funziona. Punto. È non è il pallino di un qualche antiproibizionista che su questa cosa ci marcia su soltanto per far da apripista allo spinello libero. A scopo terapeutico, la cannabis, può essere usata in più casi e su pazienti con patologie diverse. Dall’epilessia al morbo di Parkinson, passando per la sclerosi multipla, dolori cronici, glaucoma e una lunghissima lista di altri disturbi e malattie anche gravi. Del resto di casi che avevano fatto discutere, con pazienti costretti a rivolgersi al mercato nero pur di poter avere il sufficiente quantitativo di canapa per poter convivere con il proprio male, ce n’erano stati in passato più d’uno.

Esempi che hanno ampiamente dimostrato come la scelta di continuare a considerare questa sostanza come uno stupefacente illegale non ha davvero più senso. Ora però – e questo è il secondo aspetto non meno importante – dovrà essere soprattutto la politica a finirla con la strumentalizzazione fin qui portata avanti. Basta continuare a farne un cavallo di battaglia demonizzandola o beatificandola. Quel che ci aspettiamo è che finalmente la canapa venga considerata per quello che è: un prezioso alleato per l’industria e per la salute. Una pianta dai mille usi, facile da coltivare, in grado perfino di competere con la plastica. Basta con l’approccio avuto per decenni dalla destra su questo tema che è stato quello d’immaginare le conseguenze catastrofiche derivanti dal non più considerarla come uno stupefacente.

Nei paesi in cui la cannabis è ormai una sostanza legale, perfino a scopo ricreativo, il consumo da parte degli adolescenti, invece che aumentare, in media è calato del 20%. Per il semplice fatto che perdendo l’aura d’illegalità veniva meno anche il brivido della trasgressione. Una rivalutazione della canapa che la vede in buona compagnia. Anche le cosiddette droghe psichedeliche, a partire dall’LSD, negli ultimi anni sono state oggetti di svariati studi che ne hanno testato l’efficacia contro la depressione, le dipendenze da alcol e tabacco, eroina e cocaina con effetti inaspettati e sorprendenti. Nei malati terminali, grazie all’LSD, si è perfino riusciti a dissolvere la loro paura della morte. A riprova del fatto che un nemico del passato, potrebbe rivelarsi come il miglior alleato del presente.

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