La Rosa, gentile salumiera

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Tornare a parlare di migranti, è un dovere. Li abbiamo dimenticati nel periodo dell’epidemia, anche giustamente avvolti nei nostri problemi e nelle nostre paure. Ma lockdown o no, là fuori la vita continua.

Continua per tutta l’umanità, quella fortunata, che può praticare il telelavoro in una bella casa col giardino, quelli che s’imbarcano in Africa o nella ex Jugoslavia per raggiungere le coste italiane. Insomma, il solito tran tran di vita e morte.

Ma per storie tragiche di dolore e paura, ci sono quelle che sono dei piccoli regali tiepidi, che se li prendi in mano sono come i panini appena sfornati.

È il caso di Rosa, che a Nerano, frazione di Massa Lubrense, nella meravigliosa Penisola sorrentina, ha una salumeria. Una notte, nella piazzetta del paese arrivano sedici migranti, tra i quali ci sono due donne. Rosa viene a saperlo, arriva anche la polizia.

Seduti sul selciato di quella piazzetta, tra le luci giallastre e il brillare della notte, Rosa riesce a vedere solo persone, solo individui in difficoltà. Apre la serranda della sua salumeria, col consueto fracasso che l’accompagna e si mette al lavoro. Affetta la mortadella e il formaggio, taglia i bastoni di pane per il lungo, prepara i panini e le bottigliette d’acqua e li mette nelle sporte, quelle di amido di mais, che la plastica non si usa più da un po’. Poi va in piazza e porta da mangiare e da bere a questi ultimi, a ‘ste povere creature intirizzite e affamate. Ci sono parole, che anche a non essere cattolici, cristiani, credenti, restano scolpite nel nostro DNA, parole universali, che valgono nella piazzetta di Nerano come a Timbuctù o a Kyoto:

“Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato.”

Un po’ ingenuo come pensiero vero? Eppure, nonostante il messaggio religioso, che in fondo vuole valorizzare la parte più bella di noi, ci sono magmatiche frange cattoliche che ascoltano Radio Maria, che votano Salvini, che a quella gente non solo non avrebbero dato i panini, ma manco un calcio in culo per non sporcarsi le scarpe.

Ecco perché di fronte a questa miseria umana, il gesto di Rosa, così semplice ed elementare, assurge a grido di gioia. A squarcio di luce. Ecco perché la sua storia semplice e pulita è finita sui media e sui social. Ed è lei la prima a stupirsi.

“Il martedì è il giorno di chiusura della salumeria. Un’amica mi ha avvisato per raccontarmi la vicenda di questi ragazzi e ho deciso di andare ad aiutarli. Ho temuto che ci fossero anche dei bambini, sarebbe stato un ulteriore strazio. L’acqua e il cibo non si negano a nessuno. E soprattutto in questo periodo così triste a causa del Covid, la solidarietà fa la differenza.”

A chi le chiede come mai lo ha fatto, la Rosa risponde così:

“Il mio è stato un semplice gesto di umanità, lo rifarei altre mille volte.”

La solidarietà fa la differenza per tutti. E aiutare dei migranti non vuol dire dimenticare gli altri. Ricordiamoci di tutti, prepariamo panini e acqua e portiamoli in giro per chi ha bisogno, quando un panino può anche solo essere una carezza e una bottiglia d’acqua una parola di conforto. C’è una bella umanità là fuori. Non è la maggioranza, questo no. La maggioranza è poco ricettiva, ripiegata su se stessa sui propri problemi minuti. Questo non rende colpevole chi non guarda all’altro, ma di sicuro ingrigisce una società che potrebbe, se volesse, rifulgere di luce come un albero di Natale. Come lo spelacchio di Roma, ve lo ricordate? Che proprio perché stitico e malmesso era diventato celebre e forse anche noi gli ci eravamo più affezionati.

Siamo un mondo di spelacchi, tutti noi. Farci la guerra ci rende deboli, restando uniti siamo una foresta, dove anche gli spelacchi possono stare riparati.

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