L’arte di non saper rinunciare

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All’inizio degli anni Ottanta furoreggiava lo slogan “Ticino terra d’artisti” figlio di una fortunata campagna promossa per invogliare i turisti a visitare la nostra regione. È vero, siamo proprio degli artisti. E a distanza di oltre trent’anni quelle parole fotografano perfettamente il presente, di tutti noi che siamo dei veri maestri nell’arte di non saper rinunciare a nulla. 

A tutto rinuncio fuorché alle tentazioni

Ad affermarlo con quella sua proverbiale ironia era Oscar Wilde. Riportandolo ai giorni nostri dobbiamo perciò dedurre che tutto ciò a cui non sappiamo rinunciare, sia ormai – per noi – una vera e propria tentazione. Pensiamo solo ai negozi o ai centri commerciali. Vogliamo le aperture nei giorni festivi, quelle domenicali, quelle serali, quelle a ridosso di Natale o Capodanno. Vogliamo fare gli aperitivi tra amici senza fare a meno delle cene tra amici, di gruppo o aziendali. Vogliamo il sushi, l’indiano, il libanese ma anche che i contagi siano bassi e gli alberghi pieni. La pandemia tenuta a bada e i ristoranti aperti. Insomma vogliamo la moglie ubriaca e la botte stracolma. 

Non c’è Coviddi

E in quest’arte del non farci mancare nulla a ogni costo, non ci batte davvero nessuno. Si sa, siamo i migliori. Eppure il Covid esiste ed è ben presente nelle nostre vite. Anche con una certa abbondanza se solo ci guardiamo intorno e ci confrontiamo con il resto dell’Europa. Che ce l’abbiano portati gli alieni, che sia un complotto cinese o un disegno divino, poco importa, è qui tra noi e ancora per un po’ dovremo conviverci. Volenti o nolenti. Durante l’estate tutti a ballare come quei topi che si son ritrovati senza gatto, a battere i piedi e picchiare i pugni per poi ritrovarsi di nuovo ai piedi della scala. Perché il virus si è indispettito e ci fa di nuovo penare. Per cosa poi? Null’altro che il risultato della nostra intolleranza alla rinuncia. 

Inguaribili incontentabili

E intanto il tempo passa, i mesi volano ed è la volta del Natale, che anche quest’anno è alle porte. Così, tra Black Friday e offerte speciali prima e aperture domenicali, mercatini natalizi e manifestazioni varie poi, non ci siamo fatti mancare quasi niente. Non è un Natale senza neve e allora non c’è neve senza sci, lo sport rossocrociato per eccellenza. E avanti, apriamo le stazioni sciistiche. Tanto siamo all’aria aperta. Mica come certi sfigati che si ostinano ad andare al cinema oppure a teatro. Al chiuso. Durante il primo lockdown eravamo tutti spaventati, ligi ad ascoltare lo Stato maggiore di condotta, chiusi in casa a fare il pane e non c’azzardavamo neppure a fare una passeggiata, timorosi d’incontrare magari nel bosco un qualche scoiattolo, soprattutto da quando abbiamo saputo che in Danimarca anche i visoni sono risultati positivi al Covid. 

Confusi e felici

Ma ora siamo meno insicuri, più spavaldi e non demordiamo. Basta farci dire cosa possiamo o non possiamo fare. Stavolta decido io. Eppure dal quel che si legge e dicono al telegiornale il personale sanitario è allo stremo delle forze, gli ospedali a rischio collasso. Come la luce fioca della candela sulla corona dell’avvento che sta per spegnersi. Sì perché, se ancora qualcuno non se ne fosse accorto, siamo già entrati nella terza settimana dell’avvento. Tra inasprimenti vari, ribellioni gastronomiche, giochi dei numeri, istruzioni sul pranzo di Natale e ricette per il cenone di Capodanno. E in men che non si dica ci ritroveremo catapultati in un nuovo anno che, oltre ad avere un uno al posto dello zero, non avrà granché da offrire di diverso. Forse un vaccino, ma chissà come e quando. 

Tampone e caviale

Dov’è finito il vecchio buon timore che ci tamponava un po’ gli istinti? Quella paura che ci permetteva di mantenere un certo contegno davanti alle tentazioni o alle offerte imperdibili? Dov’è finito quel buonsenso che ci ricordava come rispettando quelle poche regole quotidiane, potevamo tutti assieme ridurre il rischio di un contagio dilagante? Probabilmente è svanito nella notte dei tempi, perché ora ciò che conta è tornare a casa felici e contenti, pieni di borse, col portafogli un po’ più leggero ma appagati, perché si sa, lo shopping è un toccasana, meglio perfino della vitamina C o D. Finalmente di nuovo una vita avventurosa! E basta mascherina tutto l’anno, pochi baci e ancora meno abbracci. Basta col sesso in videoconferenza o con le relazioni ormai allo sbando. Finalmente ci siamo ripresi ciò che ci spettava di diritto. D’altronde, siamo o non siamo tutti dei grandi artisti?

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