L’avvento di GAS – Giorno 8

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La storia della piccola fiammiferaia, di Hans Christian Andersen, non è propriamente una fiaba. Anzi, è forse una delle storie per bambini (e non solo) più struggenti del diciottesimo secolo. Era un’epoca in cui la morte infantile era un fardello abituale delle famiglie, eppure questa storia di Natale amara e truce, per certi versi, non è una storia di speranza, ma di accusa. In uno sfolgorare di candele e buoni sentimenti, Andersen mette in scena, più 170 anni fa, un dramma dell’anima che ancora oggi lascia basiti. Rileggerla è un bell’esercizio di umiltà che vi consigliamo.

8 dicembre 2020 – La piccola fiammiferaia e il rimorso

“Era l’ultimo giorno dell’anno: faceva molto freddo e cominciava a nevicare. Una povera bambina camminava per la strada con la testa e i piedi nudi. Quando era uscita di casa, aveva ai piedi le pantofole che, però, non aveva potuto tenere per molto tempo, essendo troppo grandi per lei e già troppo usate dalla madre negli anni precedenti. Le pantofole erano così sformate che la bambina le aveva perse attraversando di corsa una strada: una era caduta in un canaletto di scolo dell’acqua, l’altra era stata portata via da un monello. La bambina camminava con i piedi lividi dal freddo. Teneva nel suo vecchio grembiule un gran numero di fiammiferi che non era riuscita a vendere a nessuno perché le strade erano deserte. Per la piccola venditrice era stata una brutta giornata e le sue tasche erano vuote. La bambina aveva molta fame e molto freddo. 

Sui suoi lunghi capelli biondi cadevano i fiocchi di neve mentre tutte le finestre erano illuminate e i profumi degli arrosti si diffondevano nella strada; era l’ultimo giorno dell’anno e lei non pensava ad altro! Si sedette in un angolo, fra due case. Il freddo l’assaliva sempre più. Non osava ritornarsene a casa senza un soldo, perché il padre l’avrebbe picchiata. Per riscaldarsi le dita congelate, prese un fiammifero dalla scatola e crac! Lo strofinò contro il muro. Si accese una fiamma calda e brillante. Si accese una luce bizzarra, alla bambina sembrò di vedere una stufa di rame luccicante nella quale bruciavano alcuni ceppi. Avvicinò i suoi piedini al fuoco… ma la fiamma si spense e la stufa scomparve. La bambina accese un secondo fiammifero: questa volta la luce fu così intensa che poté immaginare nella casa vicina una tavola ricoperta da una bianca tovaglia sulla quale erano sistemati piatti deliziosi, decorati graziosamente. Un’oca arrosto le strizzò l’occhio e subito si diresse verso di lei. La bambina le tese le mani… ma la visione scomparve quando si spense il fiammifero. Giunse così la notte. “Ancora uno!” disse la bambina. Crac! Appena acceso, s’immaginò di essere vicina ad un albero di Natale. Era ancora più bello di quello che aveva visto l’anno prima nella vetrina di un negozio. Mille candeline brillavano sui suoi rami, illuminando giocattoli meravigliosi. Volle afferrarli… il fiammifero si spense… le fiammelle sembrarono salire in cielo… ma in realtà erano le stelle. Una di loro cadde, tracciando una lunga scia nella notte. La bambina pensò allora alla nonna, che amava tanto, ma che era morta. 

La vecchia nonna le aveva detto spesso: Quando cade una stella, c’ è un’anima che sale in cielo”. La bambina prese un altro fiammifero e lo strofinò sul muro: nella luce le sembrò di vedere la nonna con un lungo grembiule sulla gonna e uno scialle frangiato sulle spalle. Le sorrise con dolcezza.
– Nonna! – gridò la bambina tendendole le braccia, – portami con te! So che quando il fiammifero si spegnerà anche tu sparirai come la stufa di rame, l’oca arrostita e il bell’albero di Natale.
La bambina allora accese rapidamente i fiammiferi di un’altra scatoletta, uno dopo l’altro, perché voleva continuare a vedere la nonna. I fiammiferi diffusero una luce più intensa di quella del giorno:

“Vieni!” disse la nonna, prendendo la bambina fra le braccia e volarono via insieme nel gran bagliore. Erano così leggere che arrivarono velocemente in Paradiso; là dove non fa freddo e non si soffre la fame! 

Al mattino del primo giorno dell’anno nuovo, i primi passanti scoprirono il corpicino senza vita della bambina. Pensarono che la piccola avesse voluto riscaldarsi con la debole fiamma dei fiammiferi le cui scatole erano per terra. Non potevano sapere che la nonna era venuta a cercarla per portarla in cielo con lei. Nessuno di loro era degno di conoscere un simile segreto!”

No, Andersen decide che la gente deve guardare quel corpicino, come probabilmente ne vedeva anche lui a volte sui cigli delle strade della povera e gelida Danimarca e provare rimorso. L’epilogo della fiaba è a lieto fine solo per l’autore, la nonna e la bambina, alle persone crudeli non era dato di sapere. Il resto del mondo resta nel grigio e freddo rimorso natalizio, in cui tutti dovremmo essere più buoni ma siamo invece ugualmente ipocriti come gli altri giorni.

Alcuni avranno letto questa fiaba solo per le prime righe abbandonando presto al lettura, altri saranno arrivati in fondo con indifferenza. Altri, i bambini dentro, hanno sofferto con la piccola fiammiferaia e hanno sentito fiammante l’ardore, come nello sfrigolare dei fiammiferi, per l’ingiustizia. A voi, donne e uomini di buona volontà, dedico questa fiaba, perché la fiamma della volontà e della lotta all’ingiustizia continui a brillare alta o bassa, ma senza spegnersi mai.

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