Le «Voci nel silenzio» di Bruno Morchio

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Le «Voci nel silenzio» arrivano nel momento di massima fragilità, quando si è reclusi ai domiciliari per via della pandemia. Il lavoro per l’investigatore privato Bacci Pagano però non manca. Nuovo bel romanzo di Bruno Morchio.

«Il noir è una scusa per raccontare la società, la sua evoluzione e le sue contraddizioni» (Massimo Carlotto). Bruno Morchio, lo scrittore genovese di genere che non ci stancheremmo mai di leggere, con il suo nuovo romanzo («Voci nel silenzio», edito da Garzanti) gioca su due tavoli. Quello della stretta attualità, il confinamento domiciliare causato dalla pandemia, e quello dei ricordi. Perché, inutile sottolinearlo, noi siamo fatti anche dalla nostra storia. Bacci Pagano, il suo protagonista seriale, in modo particolare.

La narrazione prende avvio da una telefonata che rompe la sospensione del tempo, nella stanzialità obbligata di Bacci. Una voce femminile gli preannuncia una lettera scritta da suo padre prima di morire di Covid-19, una missiva che può essere aperta e letta solo da lui. In questa specie di testamento viene chiesto a Bacci di investigare su una morte misteriosa, avvenuta tanti anni prima: quello della madre della donna che ha chiamato. All’improvviso la precarietà del vivere di Bacci, quel suo vegetare tra parentesi nella sospensione del tempo, riceve una scossa di indicibile potenza. Un salto nel tempo, ma anche una resa dei conti con se stesso. Perché il repentino balzo all’indietro vuole dire … tante cose. Pubbliche e private, drammatiche (i cinque anni passati nel carcere di massima sicurezza) e gioiose (la voglia di futuro collettivo, il soggiorno a Cuba, proprio con la madre della ragazza). 

L’indagine, che per forza di cose deve essere condotta «a tavolino», assume subito i contorni di una riesumazione, un’esplorazione nel regno dei morti. Grazie ai suoi collaboratori storici (l’ex-vice-questore Totò Petrusiello e la guardia carceraria Virgilio Loi), Bacci riesce a districarsi in questo cold-case ma, i lettori di noir lo sanno benissimo, l’importante non è la risoluzione della questione. Il focus resta nei quesiti di fondo, nelle domande magari senza risposta collegate al contesto. E qui Morchio è maestro inarrivabile. Il suo protagonista seriale, giunto alla tredicesima avventura, con questo incarico si ritrova a dover fare dei bilanci personali, impresa forse più difficile dell’inchiesta stessa. Perché non ha ancora fatto pace con il proprio passato, perché certi nodi irrisolti sono ancora lì, perfino peggio ingarbugliati.  L’introspezione è precisa, acuminata, lacerante. Con i ricordi che affiorano e fanno male. Invece di risposte trova domande, una su tutte riguarda proprio quel vecchio caso: avrà fatto bene ad aiutare l’allora suo cliente, evitando di raccontare quel che ha scoperto, oppure deve convivere con questo fardello che per forza di cose si ritrova in esclusiva? Il caso del brigatista rosso, non si sa se infiltrato dai servizi segreti o se militante per suo conto, è ancora aperto per Bacci. Che ripensa ad un problema etico nazionale rimasto irrisolto, quello per cui militanti della lotta armata hanno cancellato reati grazie ad una collaborazione successiva con le forze dell’ordine, e sono in giro liberi, mentre chi non aveva nulla da confessare, proprio perché nulla aveva fatto, paga ancora oggi. Ma questa, si sa, è una brutta pagina della storia d’Italia, per tantissimi da consegnare all’oblio collettivo. 

Ma allora tutto viene lasciato al pessimismo? Ad un’ulteriore chiusura. Affatto. Sul finale gli occhi di Bacci vedono altro. C’è una nuova donna all’orizzonte (sarà per la prossima inchiesta) e soprattutto c’è una dichiarazione davvero bella: «Amare vuol dire assumersi la responsabilità della felicità dell’essere amato». E se questo non è un progetto…

«Le voci nel silenzio» sono veramente tante e Morchio, con la sua incontestabile bravura espressiva, le sa collocare e collegare in maniera esemplare. Senza mancare un più che pertinente tratteggio dei personaggi (lo scrittore vanta studi in psicologia) e una narrazione dal ritmo perfetto. Coinvolgendo il lettore che non riesce a staccarsi dalla lettura fino all’ultima riga. Anche se ci si deve confrontare con problemi vecchi e… attuali. Anzi: proprio per questo.

«Voci nel silenzio», di Bruno Morchio, 2020, ed. Garzanti, pag. 188, Euro: 17,90. 

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