L’oro (disprezzato) dei cachi

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La natura ha un suo albero di Natale che orna con meravigliose sfere colorate d’un arancione talmente carico da sembrare oro. I greci lo definivano “diospyros”, grano, cibo in realtà, degli dei. Noi i cachi li lasciamo sugli alberi; però li comperiamo al supermercato, forse non sappiamo nemmeno che sono proprio loro, quelli che risplendono per mesi ad ogni angolo delle campagne e persino delle città più inquinate.

Perché il “diospyros”, da vero albero degli dei, è molto resistente, e ha -come dicevano i cinesi già 2000 anni fa- sette virtù. Qualcuna la conosciamo anche noi. Il frutto, colto non pronto, si conserva a lungo, e contiene betacarotene, potassio, calcio e fosfato. Antiossidante com’è, aumenterebbe di molto la nostra saggezza. L’albero respinge i parassiti e le malattie molto meglio di noi, non deve essere trattato; il legno infatti dà un bellissimo fuoco. Le grandi foglie, d’un lucente verde d’acqua marina, in autunno servono da concime naturale. Logico che essendo in stretta relazione con gli dei sia molto più longevo di noi. Il mio, a Zalende High (Cà da Sura) è stato messo a dimora nel 1947, anno della mia nascita. A 73 anni di distanza è rigoglioso al punto da imporre una severa potatura. Non solo non si arrabbia, ma produce di più e meglio.

Dalle nostre parti è arrivato poco dopo il 1850 da Oriente, kaki è l’ idioma giapponese.

Nella corrispondenza di Giuseppe Verdi figura un passo in cui il grande Maestro, che amava molto la campagna, ringrazia per il prezioso dono.

Noi li lasciamo agli uccelli. Ad essere ottimisti, si potrebbe dire che li lasciamo dove sono perché siamo altruisti, oppure perché sono troppo belli, rallegrano gli uggiosi giorni autunnali. In realtà restano sui rami per la nostra stupidità da tablet; peggio che a loro gira solo alle nespole. Ho fatto un test durato mezzo autunno su ragazzi incontrati al bar. Solo sei su diciotto le conoscevano.

Quanto alla mela cotogna che dà una squisita “gelèe” ( e agli amici portoghesi Edite e José la cotognata) il test ha avuto un esito fantozziano: tre l’hanno assaggiata trovandola disgustosa.

Cruda infatti non si mangia. Non li avevo avvisati.

Ancora una generazione e poi la specie umana avrà perso conoscenza di un gran numero di prodotti che hanno permesso alla povera gente di sopravvivere. Qualcuno tenta di salvare il salvabile con la costituzione di una banca mondiale dei semi. Ma siamo certi che nel frattempo la “World Progress Corporation” non riesca a convincere gli umani che non vale la pena  perdere tempo con simili baggianate?

Una pillola gialla a colazione, due viola a pranzo e tre rosa la sera; ti nutrono e avrai molto più tempo per la playstation. “Egregio signor Zanolari:, non sarebbe una meravigliosa idea anche per Lei?”  Mi scrive Swisscom in tempo di regali: vade retro… “ Ci spiace: questo gioco non figura ancora sulla nostra playlist”. L’ultima è mia, chiaro, ma…

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