L’ultimo abbraccio, musica nostra

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Di

Denis Angelucci ha una di quelle facce di casa nostra che rassicurano. È quella del sergente che ti para il culo durante lo sbarco in Normandia, è quella dell’amico che ride con te bevendo birra ambrata, è quella di chi resta assorto a sognare. 

C’è chi assopisce la mente in questi mesi di pandemia, chi si richiude come una foglia di mimosa. C’è chi cresce e si apre invece; chi come Denis, lavora e costruisce. Lo fa anche se lui è uno di quelli che pagano di più le restrizioni. Quella categoria di società, gli artisti, che subiscono la lontananza perché vivono di persone, di assembramenti, di mani che applaudono e bocche che cantano.

Denis ha prodotto in questo periodo il suo quarto disco, uscito il 4 dicembre. Nell’album la canzone “L’ultimo abbraccio” si aggancia purtroppo con crudo realismo alla triste cronaca di queste settimane, che ha visto una madre migrante perdere il figlioletto di sei mesi annegato nel mediterraneo. Molti di noi hanno visto il suo strazio. I più stupidi si sono chiesti cosa facesse una donna in inverno con un bimbo di sei mesi su un gommone, scordando che magari quella donna era in viaggio da anni, come molti, e che quel bambino è magari nato in un campo profughi libico (leggi qui sotto).

Denis ha scritto una canzone, dicevamo. Lui non fa politica, ma vuole raccontare le storie che lo colpiscono. “L’ultimo abbraccio” racconta appunto di una donna che parte col figlioletto in un viaggio della speranza per l’Europa. Parole gentili per una realtà orribile, gestite con delicatezza ed empatia.

“Mamma, dimmi che facciamo qui? Le onde sono alte…Questo mare è nero e questa barca dondola…

Tu mi avevi detto, sarà bello il viaggio, non avrai paura e ci sarà anche il tuo papà…

E invece siamo soli qui, da cosa scappiamo…Io ed altri bambini sotto un telo ora giochiamo,

tutti a nascondino, ma non mi diverto, guardo sopra il telo e vedo solo mare aperto….

E mi manca il respiro, e ho paura del buio, e ora cerco il tuo abbraccio, lo sogno lo voglio

Qualche altro bambino, proprio ora fa il bagno e va giù come un pesce proprio dentro lo stagno.

L’acqua, dove sono nato, dove mi hai cullato, per quei nove mesi mi hai protetto e coccolato,

tienimi la mano, sei troppo lontano…siamo sempre meno siamo stanchi e ora piangiamo…

E mi manca il respiro, e ho paura del buio, e ora cerco il tuo abbraccio, lo sogno lo voglio

Qualche altro bambino, proprio ora fa il bagno e va giù come un pesce proprio dentro allo stagno.

Lo sogno, lo voglio. 

Mamma, stiamo andando giù, paura non ho più, ora vedo il babbo e mi stai stringendo tu,

nell’ultimo tuo abbraccio terrore più non ho, perché sul tuo cuore questa notte dormirò…

Finalmente respiro, la mia testa e il tuo cuore 

Ora sono vicini ed ha vinto l’amore…

Il papà ora ci stringe, è arrivata la luce…

Io non ho più paura…dentro me solo pace.”

Parole struggenti per storie tragiche. Parole sempre più rare ma ben presenti nelle menti di tutti noi. Rende felici però, che ci siano artisti di casa nostra capaci di toccare corde pericolose e dolorose, lavorando con sé stessi e dentro sé stessi, nell’attesa che il mondo fuori ricominci a sbocciare (ascolta il brano).

Il singolo “L’ultimo abbraccio” che dà titolo all’album è fruibile e acquistabile negli stores online. Le copie fisiche possono essere acquistate presso il centro artistico MAT oppure essere ordinate per posta a domicilio sul sito:

 www.linafragoconcept.ch

il ricavato delle prime 100 copie verrà devoluto in beneficenza a favore di if-africa, associazione umanitaria  che ha come scopo il miglioramento di vita della fasce più povere delle popolazioni africane, in special modo donne e bambini. aiuTiamoci invece, lavora in casa nostra, aiutando il prossimo sia psicologicamente che materialmente con una rete di volontari sparsi in tutto il Cantone. Qui sotto i link delle due associazioni. 

 www.if-africa.org 

 www.aiutiamoci.ch.

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