Orgia dell’omofobo gay a Bruxelles

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Certo, sembra una contraddizione in termini. Eppure ci sono, addentellati al potere, dei gay che negano la loro natura o la nascondono, probabilmente per mero tornaconto politico ed elettorale.

D’altronde anche Tiziano Ferro ci ha messo un bel po’ ad ammettere la sua omosessualità, per la paura di perdere fans, cosa che abbiamo visto spesso anche nel cinema soprattutto nei decenni passati, dove virilissimi attori come Rock Hudson (primo personaggio famoso a morire di AIDS) si rivelarono in seguito omosessuali. Ma il tritacarne di Hollywood non ammetteva deviazioni, per piacere alla massa dovevi incarnare stereotipi e cliché eterosessuali.

In breve, József Szájer, deputato al parlamento europeo, è stato pizzicato dalla polizia mentre partecipava a un’orgia con altri 25 uomini, cosa di per sé stessa non illegale. Illegale è però sottintendere alle norme antri covid contro gli assembramenti. Szájer, ha dato subito le “dimissioni” o gliele hanno fatte dare, il tenore delle scuse era questo: “Il mio è stato un passo falso strettamente personale, sono l’unico responsabile. Chiedo a tutti di non estendere la questione al mio Paese o alla mia comunità politica”.

La traduzione è chiara e in un partito autoritario come FIDESZ le scuse non lasciano dubbi: ti tiri fuori dai piedi, chiedi scusa e ci scagioni.

Non vogliamo trovare giustificazioni a Szájer, personaggio decisamente ipocrita, ma forse serve il discorso che abbiamo fatto precedentemente per capire atteggiamenti che a noi sembrano assurdi e inconcepibili. Rimane il fatto che se si appartiene a un partito di estrema destra e omofobo e ci si ritrova ammucchiati con 25 altri uomini gaudenti, si fa una figura di palta.

Un tonfo che hanno sentito anche a Budapest, dove risiede Viktor Orbán, leader di FIDESZ, ovvero l’unione civica ungherese. Un partito omofobo, socialmente conservatore, anti immigrazione, euroscettico, populista di destra, filocristiano, nazionalista e anticomunista.

L’ipocrisia di Szájer risulta servile e vergognosa, perché non solo nasconde la vera natura di un uomo politico, ma fa anche sì che il nascondere si traduca in persecuzioni per quelli come lui. Un’attitudine che suscita in noi il più profondo disgusto. Stessa sensazione dava l’attuale governatore ad Interim della Calabria, il leghista Antonio Spirlì, gay dichiarato e omofobo, che faceva dell’astio verso gli omosessuali uno dei suoi cavalli di battaglia:

“Dirò negro e frocio fino alla fine dei miei giorni, la lobby frocia vuole toglierci le parole. Se esistono le ere questa è l’era della grande menzogna. Siamo in mano a delle bruttissime lobbies che si sono unite e hanno fatto una lobby delle lobbies. Quella a cui avrei dovuto appartenere io, per esempio è una delle peggiori, non c’è cosa più brutta della lobby frocia, quella che ti dice che non devi dire quella parola, non devi avere quell’atteggiamento”.


Non c’è nulla di peggio di chi tradisce scientemente le proprie idee e la propria natura per puro tornaconto, e lo fa creando sofferenza agli altri, in questo caso gli omosessuali che, nei paesi dell’est, ancora oggi subiscono discriminazioni pesanti e anche illegali, come in Polonia e in Ungheria.

Ma anche da noi in Svizzera, la strada da fare è ancora lunga. Seppur con enormi passi avanti, si è ancora distanti da una semplice accettazione di un dato di fatto, ne è stato l’esempio la votazione per la legge contro l’omofobia di inizio di quest’anno. (leggi qui)


L’Europa ha il dovere di richiamare all’ordine queste persone, perché violano lo stato di diritto e la carta dei diritti umani, valori imprescindibili, oggi, per far parte di una comunione di pari.

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