Oslo sventa un omicidio

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Il quotidiano norvegese Dagbladet, del 17 dicembre scorso, rivela un’inquietante notizia: all’inizio dell’estate 2018, il ministro degli Affari Esteri norvegese avrebbe ricevuto un’insolita richiesta, avanzata dal governo saudita, di registrare dieci “guardie di sicurezza” al servizio dell’ambasciata a Oslo.

I diplomatici sono regolati in base alla convenzione di Vienna del 1961 e le immunità e i privilegi di cui godono queste persone, derivano da accordi di diritto internazionale a cui anche la Norvegia aderisce.

Le autorità norvegesi, insospettite dalla strana richiesta, hanno respinto nove delle dieci persone indicate anche perché, come riportato dal The Guardian, la CIA aveva già allertato le autorità norvegesi di una potenziale minaccia saudita nei confronti di Iyad El-Baghdadi, attivista democratico, che vive ad Oslo come rifugiato politico.

Considerato quanto accaduto in Turchia al giornalista Jamal Khashoggi, è facile intuire la situazione di pericolo per l’attivista El-Baghdadi.

Il 25 aprile 2019 le forze di sicurezza norvegesi lo conducono in un luogo sicuro informandolo della minaccia proveniente dall’Arabia Saudita.

Iyad El-Baghdadi palestinese apolide nato in Kuwait e cresciuto negli Emirati Arabi Uniti, si fa conoscere durante la primavera araba, quando comincia a twittare notizie sulla rivolta egiziana.

I suoi tweet in arabo, denunciano le continue violazioni dei diritti umani e, sarcasticamente, auspicano l’eliminazione dei leaders autocratici. Questo gli ha dato visibilità e ha fatto in modo che fosse seguito da decine di migliaia di followers.

Dopo l’arresto e l’espulsione dagli Emirati, El-Baghdadi nel 2015 riceve asilo politico in Norvegia.

Dall’inizio del 2018 comincia la sua collaborazione con Khashoggi sulle reti sociali, per incontrarsi poi ad Oslo nel maggio dello stesso anno.

Jamal Khashoggi, sfortunato giornalista dissidente di Medina, come tutti sappiamo è sparito dopo essere entrato nel consolato saudita a Istanbul il 2 ottobre 2018. La ricostruzione dei servizi segreti turchi parla di una spaventosa esecuzione extragiudiziaria e di torture. Il corpo di Kashoggi, è stato fatto a pezzi e molto probabilmente sciolto nell’acido da agenti di sicurezza del suo Paese.

Il suo assassinio potrebbe essere inserito nella strategia adottata dall’arrogante, ambizioso e intollerante rampollo della casa reale; Mohammed Bin Salman, nominato per la successione al trono il 21 giugno 2017, da più parti ritenuto il mandante occulto dell’omicidio Khashoggi e che tutt’oggi sfugge a qualsiasi indagine internazionale grazie alla protezione garantita da Donald Trump.

A quanto riportato dal quotidiano Dagbladet, l’ambasciata saudita ha replicato parlando di “accuse inventate e false volte ad insultare e offendere l’Arabia Saudita, riservandosi di intraprendere azione legali e necessarie”. Il vice ministro degli esteri, Adel AL-Jubayr, ha liquidato le accuse come “sciocchezze e bugie”.

La CIA ha confermato che probabilmente dietro l’omicidio Khashoggi c’è il principe Mohammed Bin Salman e uno dei suoi consiglieri, Saud Al-Qahtani, è stato accusato pubblicamente dall’amministrazione Trump di aver avuto un ruolo nella pianificazione dell’assassinio del giornalista ad Istambul.

L’idea che il novello dittatore MBS stia aprendo il paese alla modernità è un gigantesco abbaglio, ed egli si sta rivelando un personaggio truce e inaffidabile.

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