Propositi per il 2021: Non esser forte

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Siamo stati abituati a pensare che esistano due tipologie di esseri umani: le persone forti e le persone deboli, spesso associamo queste parole a concetti come vincente e perdente.

“Sii forte” questo tipo di indicazione spesso ci viene somministrata come antidoto alle difficoltà, come se per sopravvivere alle botte della vita ci servisse più forza, e allora si che saremo finalmente in grado di incassare i colpi bassi.

Cosa significa essere forti? Farcela da soli? Non lamentarsi o piangere?

Forse cerchiamo solo di rialzarci dopo le cadute, come quando eravamo bambini… spolverarsi frettolosamente le ginocchia, la saliva come miglior rimedio alle sbucciature e trattenere le lacrime; tornare a giocare con gli altri con i pugni stretti tenendo forte e salda la nostra dignità. Io so rialzarmi, io so tornare a giocare anche se mi sono fatto male.

Questa forma di pensiero può però nascondere alcune pericolose trappole per la nostra mente, se siamo sempre obbligati ad esser forti, possiamo affermare di saper vivere a pieno tutto il nostro ventaglio emotivo? Se ci sentiamo obbligati a correre anche quando sanguiniamo, come può chi ci circonda prendersi cura delle nostre ferite?

Crescendo spesso non si tratta più di sbucciature e ginocchia, potrebbe trattarsi di momenti dolorosi, difficili e se siamo sempre stati abituati ad “essere forti” potremmo diventare prigionieri di noi stessi e restare soli nella sofferenza.

Possiamo uscire dalla dicotomia dove, chi è forte vince e chi è debole perde… ma non solo, potremmo uscire anche dal contrasto forte-debole… Come? Possiamo accettare di diventare antifragili.

Il concetto di antifragilità ci indica una terza via, una strada dove noi non cerchiamo di “resistere” al caos ma ne traiamo miglioramenti.

Facciamo un esempio ponendo l’attenzione sull’opposizione di concetti come fragile e robusto. Un oggetto fragile deve evitare il caos perché altrimenti sarebbe in pericolo, come ad esempio una bottiglia di vetro che se cade per terra si rompe; un oggetto robusto invece riesce a sopportare bene il caos, come ad esempio quei vecchi cellulari indistruttibili. Il concetto di antrifragilità invece ci suggerisce di accogliere e integrare il momento di caos, perdita, crisi per poter migliorare, un pò come un drago a cui tagliando le teste ne ricrescono in maggior numero.

Mettiamo il caso che un docente “tutto d’un pezzo” arrivi a lezione e il materiale informatico preparato non funziona: nel caso fosse fragile andrebbe in panico, se fosse resistente spiegherebbe la lezione senza supporto, ma nel caso di antrifragilità potrebbe coinvolgere gli allievi spiegando la lezione tramite dialoghi interattivi, roleplay o altro.

Siamo circondati tutti i giorni da sfide ed imprevisti, spesso non possiamo accettare l’idea di “perdere l’equilibrio” perché questo significherebbe accettare la nostra parte fragile, ma solo tramite l’accettazione di questo “traballamento” possiamo migliorare.

Rabbia, dolore, esser stanchi, aver paura… queste emozioni e stati d’animo sono validi, accettabili e non si contrappongono al “programma del vincitore che non molla mai”.

Affermare di trovarsi in difficoltà, confrontarsi a cuore aperto con l’altro e chiedere aiuto non ci porta via quel pezzo di dignità che da bambini stringevamo nei pugni.

Non siate forti, siate antifragili… perché infondo, alcuni miti erano fortissimi, eppure un tallone li ha fregati!

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