Un Natale alla disperata ricerca di normalità

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Dopo un anno impegnativo, anche le festività si percepiscono diversamente e noi, divisi tra incertezza, dubbi e il ricordo del profumo di zenzero e cannella, di un vin brulé accompagnato dall’immancabile fetta di panettone, tiriamo le somme di un anno faticoso. Così per indorare la pillola, in occasione del Natale, dedichiamo questo esercizio ai nostri alberelli, simbolo di questa festività, sparsi un po’ ovunque nel mondo. Scoprendone peculiarità e inattese virtù, i più belli, i più alti e i più costosi. Passano gli anni, ma la magia di un albero addobbato a festa non finirà mai di stupirci.

Gubbio vince sullo sfarzo

La semplicità paga e quest’anno In cima alla lista c’è l’albero di Gubbio, con i suoi 650 metri, il più grande e popolare del mondo, lo si vede ovunque, sia sul web che dallo spazio. È sdraiato sulle pendici del Monte Igino in Umbria ed è alimentato da fonti rinnovabili attraverso 8’500 metri di cavi elettrici. Cambiando visione, quello di Abu Dhabi sembrerebbe li batta tutti, in fatto di costi. Si trova all’Emirates Palace Hotel dove l’albero in questione è stato addobbato con i controfiocchi, opulento e tracotante, che oltre che per il suo luccicchio ti salta agli occhi anche per il costo: 11 milioni di dollari. Ma udite, udite, con generale sorpresa di tutti quello di Abu Dhabi passa subito in secondo piano perché quello degli Emirati Arabi, non è il più costoso al mondo. Infatti, l’anno scorso, al Kempinski Hotel Bahia di Marbella, era stato addobbato l’albero divenuto il più famoso del web. Elegante e sfarzoso fino alla nausea, decorato con gioielli di Bulgari, Van Cleef & Arpels e Chanel. Al posto delle più classiche bocce c’erano diamanti rosa, ovali, rossi, bianchi e neri, con aggiunta di zaffiri a quattro carati. Ma non è finita. L’ornamento più prezioso? Un uovo di emu in oro 24 carati, cosparso di polvere di diamante. Costo dell’operazione: 14 milioni di euro. Tanto da far sembrare quello di Abu Dhabi, il cugino straccione.

Il più “Green”

Ma lasciamo perdere l’indagine sui costi, che altrimenti ci parte l’embolo, e facciamoci rapire dall’albero più conosciuto nella Grande Mela, quello del Rockefeller Center di New York, visitato ogni anno da oltre due milioni di persone, fra questi, anche Carol Schultz, che nel 1958 lo piantò nel suo giardino e il 7 novembre 2019 decise di tagliarlo e donarlo alla città. E per fare ciò dovette partecipare ad un concorso e rispondere a parecchi requisiti. Quest’anno la conifera di 80 anni, dopo aver passato l’esame, è arrivata da Oneonta e si è accesa in solitaria, senza pubblico. Come tradizione, l’abete rosso, resterà illuminato fino al 6 gennaio e una volta spento, sarà trasformato in legname e donato alla società di beneficenza “Habitat for Humanity” per costruire nuove case popolari. A dimostrazione che il 2020 è un anno quantomeno pazzerello, la notizia che proprio aggrappata a questo albero che ha viaggiato per ben 280 chilometri è stata trovata una piccola civetta acadica. Una civetta, per fortuna ritrovata sana e salva, che ha viaggiato, attaccata all’albero, per tre giorni, senza mangiare né bere, ed è un vero miracolo che non sia rimasta schiacciata.

Belli e brutti

Dalla lucentezza dell’albero In galleria Vittorio Emanuele a Milano adornato con tanti cristalli Swarowski, allo sconforto che invece ci infonde il celeberrimo albero di Montreal, che anche quest’anno ha voluto conquistarsi il primato dell’albero più brutto al mondo. Dalla semplicità di quello di “El Zocalo” di città del Messico, a quello artistico di West Sand Beach in Florida, dove come ogni anno è stato scolpito “Sandi” un albero di Natale fatto con 700 tonnellate di sabbia, fino al maestoso “Grand Sapin” che si erge sotto la cupola delle Galeries Lafayette a Parigi che ci lascia meravigliati ad ammirarlo con occhi da bambino. Senza poi dimenticare l’albero di Lisbona, quello in Plaza Comercio, decretato nel 2005, il più alto del mondo, 75 metri di altezza per 300 tonnellate di peso complessivo, costato 2 mesi di lavoro a 300 operai, o ancora quello che illumina Trafalguar Square a Londra. Per non parlare di quello galleggiante a Rio de Janeiro. Perfino a Wall street, centro nevralgico della finanza che conta, hanno addobbato per tutti gli operatori di borsa che ogni giorno si scatenano in nome del denaro, un albero a fare un po’ da tranquillante per gli animi dei broker.

Come on Christmas light my fire

Ma scopriamo invece come in Svizzera ci si è attrezzati per il Natale. Iniziamo col dire che siamo stati più morigerati e meno fantasiosi del solito. Anche il tradizionale mercato degli alberi di Natale dello Schweizerhofquai di Lucerna, è stato annullato. Inoltre quest’anno si registra un calo delle vendite e il milione e mezzo di alberi richiesti solitamente per Natale si è quasi dimezzato. Quei pochi rimasti sono stati addobbati in modo tradizionale, qualche boccia, due nastrini, la stella cometa sulla punta e i più fantasiosi, in una botta di vita, hanno aggiunto qua e là qualche cioccolatino. Molto minimal e poco chic. Nessuno si distinguerà particolarmente, tranne quelli che come ogni anno finiranno per andare a fuoco. In effetti con il caldo delle case l’albero perde fino a un litro di acqua al giorno e si può incendiare in 30 secondi netti. Tanto per mantenere calda e viva l’atmosfera del Natale, in Svizzera sono circa mille all’anno gli incendi di questo tipo. A questo punto, se ci fermiamo un attimo e pensiamo al dispendio di denaro che ogni santo Natale si porta appresso, lasciandosi alle spalle rifiuti, alberi morti, incendi spenti e tasche sempre più vuote, forse poi non è così male sapere che a far la magia del Natale non è per forza la quantità di lucine colorate appese all’albero.

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