Una donna fra le stelle

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È il 16 giugno 1963. Nel novembre di quell’anno viene assassinato il presidente americano Kennedy, forse il più amato del secolo.

Siamo in piena guerra fredda, e i programmi spaziali statunitensi e sovietici giocano una partita all’ultimo sangue per la supremazia dello spazio.

Due anni prima i sovietici hanno umiliato gli USA con Jiurj Gagarin, il primo uomo a superare l’invisibile barriera che separa la vita del pianeta dallo spazio.

Ma torniamo a quel 22 giugno 1963. Pochi lo sanno o se lo ricordano, ma anche questa data meriterebbe di essere celebrata nelle scuole, tra la gente, per ricordare l’altra metà del cielo. È infatti quel giorno, che Valentina Tereškova, anche lei sovietica, diventa la prima donna nello spazio.

Valentina nasce nel marzo del 1937, a pochi chilometri da Jaroslavl’, sulle rive del Volga, poco prima che si getti nel bacino di Rybinsk. Un fiume che per noi ha un sapore amaro, per i racconti di guerra dei pochi superstiti italiani della seconda guerra mondiale.

Una zona che è emblematica del grande nulla coperto di boschi e campi in cui persero vita e memoria i soldati dell’ARMIR.

Il padre Vladimir muore nella guerra Russo finlandese del 1939 e la piccola Valentina deve subito fare i conti con la durezza della vita. La madre cerca di mantenere la famiglia: operaia in un cotonificio, stiratrice, sarta, operaia in una fabbrica di pneumatici. Non è facile la vita in Russia in quegli anni di guerra, che porteranno all’unione sovietica fame, devastazioni e quasi 20 milioni di morti.

Ma Valentina è russa, sovietica, dura come l’acciaio di Magnitogorsk e abituata all’idea che la vita ti regala qualcosa solo se ti impegni al massimo. Studia, prende il diploma serale di tecnica e si appassiona al paracadutismo, pratica che a quasi tutte le donne occidentali è preclusa. La guerra e la rivoluzione hanno portato a una pesante emancipazione della donna in unione sovietica, e Valentina può fare il suo primo lancio a 22 anni. Non contenta, decide di iscriversi alla scuola per cosmonauti.

La sfida è grande. Dopo la grande guerra patriottica, gli eroi dell’unione sovietica saranno quelli che batteranno gli odiati imperialisti americani andando a ballare con le stelle.

Superando le selezioni tra più di mille candidate, Valentina e altre 4 colleghe accedono al gruppo ristretto delle cosmonaute sovietiche, a quell’epoca le uniche donne che potevano aspirare di arrivare nello spazio.

La macchina sovietica spaziale è un tritacarne che non lascia spazio agli Usa. Dopo Jiurj Gagarin, primo uomo ad entrare nella storia toccando le stelle, con Vostok 2 c’è la prima permanenza di 24 ore nello spazio e con Vostok 3 il primo volo di coppia, con Vostok 5 viene superato il record del volo in solitaria più lungo, con 4 giorni 23 ore e 7 minuti.

Il 4 giugno 1963 sancirà un altro record epocale non nella storia dell’uomo, ma delle donne. Valentina viene lanciata col Vostok 6 dal cosmodromo di Bajkonur, l’equivalente di Cape kennedy (Cape Canaveral prima e poi dedicata al presidente assassinato) per gli statunitensi.

Gagarin la chiama Čajka, gabbiano, e lei deciderà di tenere quel nome per la missione. Il gabbiano Valentina sta per spiegare le ali e diventare leggenda, una leggenda che le avrebbe fatto dire, pochi secondi prima della partenza: “Ehi cielo, togliti il cappello!”

Solo chi ha visto le capsule usate dai cosmonauti di quell’epoca può capire il coraggio di essere sparati a migliaia di chilometri orari praticamente in dei barattoli di latta, con dei computer che avevano la capacità di calcolo di una semplice calcolatrice odierna. Il razzo parte, lasciandosi dietro il velo di fumo che celebra il matrimonio di Valentina con il cosmo. Per 2 giorni 22 ore e 50 minuti, l’unico contatto sarà quello Valerij Fëdorovič Bykovskij, pilota della Vostok 5. 48 giri della terra farà la capsula in quei tre giorni, portando Valentina sui libri di storia oltre che nello spazio.

Nonostante i guasti e l’atterraggio abbastanza rovinoso, nascosti dalla propaganda sovietica, Valentina ha un’altra medaglia virtuale al petto, con i suoi quasi tre giorni di permanenza in orbita, ha superato la somma di permanenza di tutti i cosmonauti statunitensi. L’umiliazione è epocale e sarà riscatta solo dall’allunaggio degli americani nel 1969.

Valentina è celebrata e riverita, a lei si dedicano un francobollo, una moneta da un rublo e una valle sulla luna. Nel 1964, dal matrimonio con Andrijan Grigor’evič Nikolaev, membro della missione Vostok 3, nasce una figlia, Aljenka.

Anche lei diventerà astronauta.

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