Adesso basta con la pasta!

Pubblicità

Di

Può la pasta essere fascista? Almeno così pare stando alla recente e incredibile polemica montata attorno alla pasta “La Molisana” rea di aver lanciato sul mercato dei formati dell’alimento principe della penisola italica con un chiaro riferimenti al fascismo. Tripoline, Bengasine, Assabesi e Abissine. Ragion per cui sui social s’è letteralmente scatenato l’inferno sebbene le intenzione dello storico pastificio di Campobasso fossero ben altre e non certo di strizzare l’occhio al Ventennio fascista. 

Ma com’è nato tutto quanto? Semplice. Leggendo con attenzione ciò che veniva detto sul sito web della marca di pasta in questione a proposito dei nomi di alcuni formati di pasta e facendo sì che l’unica conclusione possibile fosse che, senz’ombra di dubbio, “La Molisana” è una pasta smaccatamente fascista. Poco importa se il testo presente in internet risale a più di due anni e non ci sia nessuna nuova campagna pubblicitaria per lanciare alcunché. “La Molisana” è fascista, punto e stop.

Peccato solo che la conclusione sia quantomeno affrettata visto che, per esempio, le Abissine sono presenti anche in molti altri cataloghi di molti altri pastifici e il nome risale ai primi decenni del Novecento. Un nome che ci arriva dal passato che vuol essere soltanto un omaggio all’attualità dell’epoca. Alla conquista dell’Abissinia, poi diventata Etiopia. Lo stesso vale per le Tripoline che si rifanno alla conquista coloniale della Tripolitania nel 1912. O ancora ci sono, per esempio, le Mafalde, un altro tipo di pasta tuttora molto diffuso, chiamato così per omaggiare un importante membro della famiglia Savoia. 

Avere tra i propri prodotti Tripoline e Mafalde non significa però né che si è colonialisti e neppure dei nostalgici della monarchia. Casomai significa soltanto continuare a produrre da cent’anni a questa parte alcuni formati storici di pasta secca. Perché altrimenti sarebbe un po’ come dire che tutte le pizzerie che hanno nel menù la pizza Margherita sono filomonarchiche perché, com’è noto, questa pizza fu chiamata così in omaggio alla regina Margherita di Savoia.

Eppure c’è chi non ha mollato l’osso chiedendo che “La Molisana” si scusasse pubblicamente altrimenti avrebbe boicottato il prodotto. In breve tempo, le loro prese di posizione, intellettuali, politici, semplici cittadini e perfino dell’ex presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini hanno sonoramente bacchettato “La Molisana” senza che nessuno avesse la decenza di accertarsi dei fatti e di ristabilire la verità. Una lapidazione social che non si è interrotta neppure di fronte all’intervento dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani che ha ricordato come i titolari della Molisana sono sempre stati storici sostenitori delle Feste dell’Unità e, di sicuro, per nulla fascisti.

Come è andata a fine? Non solo l’azienda ha fatto pubblica ammenda, ma ha anche cancellato per sempre i nomi oggetto della rivolta social. Dopo 110 anni le Abissine e le Tripoline finiranno nel dimenticatoio. E chi se ne frega se tutti i maggiori pastifici italiani nelle sezioni storiche dei loro siti web, su quei nomi bizzarri imposti dal regime o scelti all’epoca per compiacerlo, dicono praticamente le stesse cose. Cioè ne ricordano la storia. L’origine. Così com’è possibile leggere qui di seguito riguardo all’archivio storico della Barilla.

Le Abissine rigate d’ora in poi saranno delle anonime e di sicuro più rassicuranti Conchiglie per buona pace di chi in questi giorni ha sputato sentenze e veleno facendo di tutta questa faccenda un bell’esempio della potenza di fuoco dei social e di come una storica azienda sia stata costretta a umiliarsi, a scusarsi di un fatto non commesso e a rinunciare alla propria storia che poi è l’identità collettiva di tutti i pastifici italiani. 

L’unica grama consolazione è che c’è ancora la satira, ogni tanto, a rimettere in asse le cose. Come nel caso della pagina Facebook del comune immaginario di Bugliano che su tutta questa polemica ha pubblicato il post che segue. 

A proposito, ma qualcuno si è mai accorto che sullo stemma del Canton San Gallo c’è un fascio littorio? Non trovate anche voi che sia una vergogna?   

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!