Avallone, un’amicizia agli antipodi

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Si fa in fretta a dire “amicizia”. Poi quando si legge il romanzo si Silvia Avallone le cose cambiano. Perché “Un’amicizia” è pregna di tante cose. Ma tante. Ottima conferma per la scrittrice di Biella.

Il nuovo romanzo di Silvia Avallone, la scrittrice arrivata giovanissima alla ribalta nel 2010 con il potente “Acciaio” (Premio Campiello Opera Prima, premio Flaiano e secondo posto allo Strega) avvince subito il lettore per forza espressiva e per delicatezza di tema. “Un’amicizia” è il suo significativo titolo, e si prega di prestare attenzione all’articolo “Un’” e non “L’ “. Perché si tratta di una vicenda precisa, scritta con il pennino intinto nella realtà odierna e non nella retorica.

La storia, come accade nei racconti quelli belli, è assai semplice. Due ragazze che più diverse non si può, per ceto sociale, ambiente culturale e … soprattutto per carattere, si incontrano. Sono Elisa e Beatrice. La prima è introversa, grandissima lettrice, intellettuale precoce (vive di… testi) indifferente al proprio abbigliamento. Si muove con un motorino-catorcio e gli importa nulla dei pensieri del prossimo. Proviene da una famiglia disfunzionale: mamma ancora un po’ figlia dei fiori, propensa all’alcool, e padre professore universitario, poi c’è un fratello bamboccione e vittima della droga. La seconda, Beatrice, arriva invece da una cosiddetta “famiglia bene”, veste firmato ed è una leader nata. Sensibile all’apparire, egocentrica e narcisa. Fin da subito è abituata a fare testo. Con i suoi genitori i rapporti non sono buoni perché, identificata come copia aggiornata e corretta della madre (era modella, poi si è sposata con un ricco industriale), vive male ogni coercizione. Anche se “a fin di bene”. Questi due estremi, siamo alle scuole medie, si attraggono, e grazie ad una causa originale (un furto a due di un paio di jeans firmati in un negozio alla moda) nasce quel rapporto che darà poi il titolo al romanzo.

“Un’amicizia”, una storia-biografia che fende i decenni e si nutre di tanti significati, non importa se contraddittori. Infatti non sono rari gli scontri, le lacerazioni, i passi in avanti e quelli indietro. Con questo rapporto ci si libera dalle catene familiari, ci si mette a nudo nelle proprie fragilità: si cresce. E si diventa adulti. Ritrovandosi alla fin fine ancora una volta agli antipodi: Elisa professoressa forse non capita dai suoi studenti, ragazza madre e sempre a confrontarsi con due genitori comunque distanti. Beatrice influencer di fama mondiale, pronta a condizionare milioni di seguaci in tutto il mondo. La prima che vorrebbe scomparire (bellissima quando descritta sugli spalti di uno stadio dove gioca il figlio, e lei … con un libro in mano) la seconda che invece è arrivata dove voleva e pubblicizza anche le inanità.  La notte e il giorno, ancora. Nel frammezzo due storie parallele che ogni tanto si incrociano, o scontrano (anche in frontalmente). Amore e odio. Una storia dove i (pochi) personaggi comprimari hanno comunque una loro luce, e un loro perché. Difficile voler loro male, anche quando li si vorrebbe prendere a sberle. Un bel romanzo. In certi tratti richiama un po’ la Ferrante anche se lo stile della Avallone mantiene un proprio specifico. Lo scavo psicologico, rapportato ai contesti in mutazione, è di grande perspicacia ed il ritmo della narrazione non cede mai il passo. Affascinanti poi le citazioni (sopra tutto e tutti l’adorata Morante), puntuali e mai gratuiti. Una bella lettura.  

“Un’amicizia”, di Silvia Avallone, 2020, ed. Rizzoli, pag. 454, Euro: 19,00. 

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