Colpevoli di essere venuti al mondo

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Sono oltre 9mila i bambini e i neonati morti negli istituti irlandesi per ragazze madri dal 1922 al 1998. Settant’anni in cui per questi “figli del peccatonon c’è stato altro che dolore, umiliazioni, malnutrizione e mancanza di cure. Un sistema di maltrattamenti non nuovo per la Chiesa. Un modus operandi che ci fa sorgere una domanda: “Dio, se ci sei, dove sei stato?”

Che cos’è il peccato? E chi è così privilegiato – o maledetto – da poter puntare il dito e giudicare una persona come peccatrice? Possono farlo i nostri genitori, coloro che ci hanno messo al mondo? Può farlo la società? Può farlo un’Istituzione? Può farlo una Divinità, attraverso le parole di un religioso, uomo o donna pari a me?

Sono tutti quesiti che, fra me e me, mi domando spesso. E chissà, forse anche la commissione indipendente,  incaricata  di indagare sugli abusi perpetrati nelle “mother and baby homes” irlandesi, si è posta gli stessi dubbi.

Ci sono voluti cinque anni per raccogliere le testimonianze di 76 anni di orrore. Una verità che riaffiora, come un cadavere riesumato; e nella luce ci restituisce quello che fu a tutti gli effetti un atto maligno di rimozione dell’individuo.

E così, attraverso un rapporto di 3mila pagine, si descrive “un capitolo oscuro e vergognoso della storia recente dell’Irlanda”, come detto dal Primo Ministro irlandese Micheál Martin; dove Chiesa, Stato e società furono carnefici e stretti complici.

Tuam, la Srebrenica d’Irlanda

A riaccendere il bisogno di chiedere e ottenere giustizia, una macabra scoperta. Nel 2017, a Tuam, nella contea di Galway, era stata rinvenuta una fosse comune nel giardino di quella che fu, decenni prima, una casa per ragazze madri. 

Sotto quei cumuli di terra, giacevano i resti di circa 800 corpicini. Scomposti, senza una degna sepoltura e senza nome. Tutte vittime che “abitavano” quella “mother and baby home”, una delle tante sparse nel Paese. Nelle strutture venivano ospitate giovani donne, che avevano avuto figli al di fuori del matrimonio, i loro bambini e anche molti orfani. Tutti coloro che erano stati “macchiati dal peccato” e che dovevano essere tenuti lontani dalla società.

E questa forma di lebbra morale veniva rimarcata tutti i giorni agli sfortunati ospiti, come raccontato dagli stessi superstiti ed eredi. Intrecci continui di abusi e violenze, fisiche e psicologiche. Chi veniva rinchiuso nelle “mother and baby homes” pativa la fame, stava male a causa di malattie e miseria, con alti tassi di mortalità.

Il frutto marcio di questa catena del dolore conta circa 9000 bambini e neonati (il doppio rispetto ai tassi di mortalità all’epica sull’isola), il 15% dei 57.000 bimbi rinchiusi in questi istituti.

Colpevoli di essere venuti al mondo

Questa vicenda mette a nudo una certa cultura misogina praticata in passato e che, ricordiamoci, c’è tutt’oggi. Questa, prendendo in prestito le parole del Primo Ministro irlandese, “grave e sistematica discriminazione nei confronti delle donne, soprattutto di quelle che hanno partorito al di fuori del matrimonio”, praticata anche da noi, non solo nella rigida e cattolicissima Irlanda, ha creato grande sofferenza a generazioni di donne e figli.

Colpevoli, secondo il pensiero bigotto e disfunzionale della società, di aver avuto una sessualità “malsana” e “corrotta” e che da questa, dal loro ventre, sia nato il frutto di un peccato. Un peccato che in questo caso è donna e vita.

Infatti ad essere crocifissa è solo la donna. Che come Eva non solo paga il prezzo per aver assaggiato la mela ma viene accusata anche di aver “tentato” Adamo a compiere lo stesso gesto. Moderna Madonna che nel ventre porta un pezzo di umanità concepito da padre ignoto, ma non gode della stessa sacralità; non è Santa Vergine, è solo peccatrice.

In croce mettiamo prematuramente anche tutti i Gesù bambino nati fuori dal matrimonio. La vita è sacra, così perlomeno dicono i religiosi e chi è contro l’aborto. No, non è così. La vita è sacra solo se concepita in un certo modo, tutto il resto, ciò che non è conforme, va scartato, diseredato, rigettato, nascosto. Per tutti i Gesù senza genitori – ma pur sempre figli di Dio – niente oro, incenso e mirra; solo pane secco, acqua e fosse comuni.

Vedendo tutte le contraddizioni di questa società, sia essa religiosa o laica, non distinguo la differenza di peccato fra un assassino portato al patibolo e il boia che gli taglierà la testa, fra un suicida che si butta da un ponte e colui o coloro che l’hanno portato all’estremo gesto, fra un soldato che preme il grillato e un presidente che lo ha costretto a farlo. 

Però so che non è una colpa amare, né nascere. Non sono vincoli o riti a cambiare l’aspetto di un sentimento o desiderio, né il fatto di essere figli non riconosciuti a renderli cittadini di serie B. 

In questa storia gli unici peccatori sono tutte quelle suore, preti, genitori, funzionari, politici, governatori, semplici cittadini che, per perseguire dogmi malati, hanno distrutto la vita di decine di migliaia  di madri e figli.

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