Dadò: preservativi e il cibo dell’anima

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Il post di Fiorenzo Dadò, presidente PPD (o alleanza di centro che dir si voglia) sui preservativi ha fatto sorridere mezzo Ticino. Anche perché noi, sotto sotto, siamo come quei bambini delle elementari, che quando uno dice “cacca” cominciano a aghignazzare come matti. Non c’è nulla da fare, molti di noi non hanno mai superato quella fase.

Detto questo ecco la frase incriminata di Dadò:

“PRESERVATIVI SI, LIBRI NO?

Per quanto possano essere generi indispensabili i primi, sarebbe bello che qualcuno ci spieghi perché non lo dovrebbero essere anche i secondi. Lo spirito non ha lo stesso diritto di delizia del corpo? Chiedo per un amico”

E via di articoletti, che se ci fai un commento o ci scherzi va anche bene, se invece fai la cronaca del fatto che Dadò parla di preservativi lascia un po’ il tempo che trova. Per non parlare del commento del leghista Massimiliano Robbiani, che è ancora più inutile di un orecchio sul gomito: “Il solito moralista. I mini vibratori li vendono in farmacia”.

Che poi Dadò mica ha detto che non bisogna venderli e già mi scoccia dover prendere le sue difese. E non è che se uno è PPD non li usa o fa più ridere. Una volta appurato questo, consideriamo il fatto che Dadò è un editore stampatore e di libri ci vive. Che è una professione dignitosissima, ci manchrebbe, è però ovvio che Dadò è interessato all’ambito librario come Regazzi, suo collega di partito, lo è di tapparelle in alluminio.

Dunque, cerchiamo di mettere un po’ d’ordine in questo casino. La battuta più bella che ho letto in merito alla questione è stata:“Ecco perché Dadò non ha mai dato alle stampe opere di Goldoni”.

Dove il nome del noto commediografo veneto del ‘700, evoca un significato più letterale e prosaico, legato a gommose protezioni più che a maschere della commedia dell’arte.

Fatte queste simpatiche elucubrazioni che spero abbiano strappato qualche sorriso ai visi ingrugnati di troppi ticinesi depressi dal Covid, stabiliamo delle priorità. Se pensate che un preservativo non sia indispensabile o un genere di prima necessità, non avete mai avuto vent’anni e una ragazza che abbia voglia di condividere sani rotolamenti carnali con voi ma con rigidissimi principi (più che giusti) sulla profilassi legata alle malattie sessualmente trasmissibili (io sono etero ma la cosa è sicuramente condivisa da qualsiasi membro della comunità LGBTQ+).

Mi immagino la faccia sbaccalita del poverino andato in bianco, che si vede sfuggire la possibilità di intraprendere ludiche e lubriche imprese ginniche, mentre la possibilità che sembrava a portata di mano sfugge inesorabile come sabbia in una clessidra, e ditemi che un profilattico non è un bene di prima necessità.

Peraltro, io che amo smodatamente i libri, mi rendo conto che da un canto si possono ormai scaricare su kindle o affini e dall’altra posso anche rileggermi, se per un mesetto non accedo alle librerie, vecchi compagni di avventure che non vedono l’ora di essere risfogliati.

Siamo convinti che Fiorenzo Dadò, da fiero montanaro ruzzantino, non disdegna la sana e rubiconda copula che tanti figli ha dato alle nostre valli, siamo però rincuorati dal fatto che abbia così cara la cultura, perché se il sesso è cibo per il corpo, la lettura lo è per l’anima e “mens sana in corpore sano”. Questo ci aiuterà di sicuro a superare la crisi sanitaria. Per cui, se avete la possibilità di fare entrambe le cose siete dei dannati fortunelli. 

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