Dormi che ti passa, anche il Covid

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In una società che ha dichiarato guerra anche al sonno, talvolta non guasta ricordare quali siano le sue proprietà benefiche. Il sonno è fondamentale per la salute fisica. Durante il sonno il corpo rallenta le sue funzioni fisiologiche. La temperatura si abbassa, il metabolismo rallenta, la pressione sanguigna si stabilizza e i tessuti si rigenerano. Un buon numero di ore di sonno inoltre ci consentono di dare nuova linfa alla memoria e a renderci più vigili e attenti. Può essere che chi dorme non pigli pesci, ma di sicuro vive meglio.

A causare disturbi del sonno e addirittura forme d’insonnia che hanno reso più difficile e lento il recupero dalla malattia ci si è messo anche il Covid. Problemi al sonno che sono stati rilevati in molti ospedali di tutto il mondo. Sonno che può aiutare a contrastare gli effetti del Coronavirus, anche se molti convalescenti da Covid segnalano di non riuscire più a dormire, soprattutto nei primi mesi. Dormire è importante, ma lo diventa ancora di più nel mezzo di una pandemia. A sostenerlo sono le stesse autorità sanitarie. 

Almeno 7 o 8 ore di sonno a notte, in media, favoriscono a rimanere in salute e a tenere alte le difese immunitarie. A essere d’aiuto è poi un ambiente silenzioso e confortevole. Ma, per fronteggiare i disturbi del sonno, per prima cosa è utile capire perché si fatichi ad addormentarsi, a dormire bene e com’è possibile mantenere un corretto ritmo sonno/veglia. 

Dalla preoccupazione per la propria salute a quella dei propri cari, dalla perdita dell’attività lavorativa all’isolamento, fino al timore dell’impatto economico post pandemia, possono essere più d’uno i pensieri in grado di toglierci il sonno, capaci di farci svegliare in piena notte, in preda a un qualche brutto sogno. Sono molti gli elementi che possono minare la buona igiene del sonno, aumentando i livelli di stress e ansia a cui siamo sottoposti di questi tempi. Ecco perché, per quanto riguarda il Covid, all’inizio i medici ipotizzavano che le cause del disturbo fosse perlopiù legate all’ansia, alle preoccupazioni per la malattia. 

Oggi invece sappiano che effetti a lungo termine della malattia come mal di testa, debolezza, mancanza di memoria e difficoltà a concentrarsi, sono effetti ricorrenti in una fetta importante di chi ha avuto il Covid e spesso tra loro c’è anche chi soffre di insonnia. Ma qual è la causa? All’origine di tutto ciò potrebbe esserci la difficoltà del nostro corpo di ritrovare subito un equilibrio dopo la malattia e di ripristinare le sue normali funzioni, a cominciare da quelle del sistema nervoso. Ecco perché in un processo di guarigione, dormire bene può rivelarsi davvero essenziale.

solo negli ultimi decenni neurologi e ricercatori ne hanno compreso meglio i meccanismi. Quando dormiamo, si attivano processi per eliminare particolari sostanze che si accumulano nel cervello e nel resto del sistema nervoso centrale nelle ore di veglia. Una carenza di sonno fa sì che quelle sostanze non vengano smaltite correttamente, rendendo meno efficiente la comunicazione tra i neuroni.

Il consiglio di rimanere a riposo e provare a dormire di più quando si è malati può sembrare una banalità, ma non deve essere sottovalutato. Per questo alcuni ricercatori hanno iniziato a valutare non solo il ciclo sonno/veglia dei convalescenti da COVID-19, ma anche la possibilità di intervenire con integratori o altre pratiche per favorire il sonno in chi sta subendo gli strascichi della malattia.

Per un lungo articolo dedicato al tema, l’Atlantic si è messo in contatto con Feixiong Cheng, un ricercatore della Cleveland Clinic (Stati Uniti) che già lo scorso gennaio aveva iniziato a raccogliere informazioni sui sintomi causati dalla COVID-19 (all’epoca la malattia causata dal coronavirus non aveva ancora un nome). Cheng, che si occupa di analisi dei dati, aveva messo insieme ai suoi colleghi un algoritmo per studiare il coronavirus, scoprendo tra le altre cose che la melatonina potesse avere un ruolo nel ridurre i suoi effetti.

La melatonina è un ormone prodotto naturalmente dalla ghiandola pineale, che si trova alla base del cervello. Ha la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia, agendo sull’ipotalamo, un’importante struttura del sistema nervoso centrale. I risultati dello studio di Cheng erano preliminari e ancora molto grezzi, ma era curioso che tra le tante sostanze possibili fosse indicato proprio quell’ormone.

La melatonina sembra avere un ruolo sul sistema immunitario, e incoraggiando il suo gruppo di lavoro a proseguire le ricerche.

In diverse parti del mondo, a oggi sono in corso 8 test clinici per verificare la presunta correlazione tra melatonina e minori rischi legati al coronavirus. Nel caso di una conferma, la melatonina potrebbe essere aggiunta come integratore nelle terapie per chi ha la COVID-19 o ne è convalescente.

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