E la destra ticinese che sosteneva Trump?

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La giornata di ieri è apparsa surreale ai più. L’attacco dei manifestanti pro Trump alla sede del Congresso, sembrava il copione di un brutto B-movie americano, solo che in quelle pellicole il nemico di solito erano i cinesi o i coreani.

In “Attacco al potere”, un film neanche particolarmente geniale del 2013, si ipotizzava un attacco terroristico al Congresso da parte di terroristi guidati dalla Corea. Una visione molto “americana” della realtà, che si ostina a proseguire una narrazione fatta di nemici esterni che attaccano quelle che gli statunitensi ritengono le loro istituzioni più sacre. Ma la democrazia tanto sfoggiata dagli USA, fa ormai acqua peggio di un vecchio catino da bucato, perché la presa che ha Trump su masse poco informate o ignoranti è palese (leggi qui sotto).

Invece, e ce ne siamo accorti ieri definitivamente, i peggiori nemici della democrazia USA sono gli stessi americani. Potremmo dare tutta la colpa a Trump, e sarebbe anche sostenibile, alla base ci sono però malcontenti che sono stati catalizzati dall’ormai ex presidente che, in un agire totalmente privo di scrupoli, li ha usati per il proprio tornaconto.

C’è un detto orientale che calza a pennello per questa situazione: “È facile salire a cavallo di una tigre, ma è difficile scendere”. The Donald ha scatenato la tigre, ed ora la sua unica possibilità di sopravvivenza è continuare a cavalcarla. Poco importa se questa belva impazzita ferisce il Paese e lo fa sanguinare. Le procedure legali che inseguono il miliardario, ormai ex presidente a fine mandato, ed ora la responsabilità morale nell’assalto al campidoglio, rendono Trump vulnerabile. 

Da spregiudicato uomo di finanza quale è cerca di sfruttare, a fronte del fallimento, l’unico capitale che gli è rimasto: i 70 milioni di statunitensi che lo hanno votato e i milioni che lo idolatrano.

Quello che fa Trump è di fatto tenere in ostaggio il suo Paese. Quello che è accaduto ieri non è un colpo di Stato, sarebbe dare troppa intelligenza a un uomo di per sé stesso mediocre. No, quello di ieri è un avvertimento in stile mafioso, l’equivalente della testa di cavallo fatta lasciare dal Padrino ai piedi del letto del produttore cinematografico Jack Woltz.

Un avvertimento che funge da deterrente a quanti, un domani, vorranno fargli le scarpe. La rottura con buona parte del Partito Repubblicano, a questo punto, non è più solo questione di voci. Il dissociarsi da questi atti è dovere corale di un partito che nel bene o nel male ha gestito negli ultimi due secoli la democrazia statunitense, una democrazia che in questi duecento e rotti anni non ha mai visto una sfregio di questo tipo alle sue istituzioni.

Quello di ieri è un giorno triste, e alla cassa dovrebbe essere chiamato non solo Trump, ma anche coloro che, in Europa, lo hanno sostenuto, coadiuvato o incensato in qualche modo, o anche solo hanno volutamente ignorato la deriva statunitense in nome di una destra malata e irresponsabile. Non parliamo solo dei Matteo Salvini o dei Boris Johnson, ma anche dei Tettamanti, dei Foa, dei Marchesi di casa nostra o dei Pontiggia, che, con il loro codazzo da bravi trumpisti, hanno fino ad oggi sostenuto con entusiasmo il presidente Usa, (leggi qui sotto).

Per non parlare di Lorenzo Quadri e del Mattino, un servile seguace dell’uomo della Casa Bianca, pensiero più volte esternato sul giornalaccio di Via Monte Boglia. Un pensiero che incensava Trump pur di dare addosso, in una distorta mentalità, anche alla sinistra nostrana.

Questo pensiero, profondamente malato e disonesto, ha permeato per anni una destra che dovrebbe vergognarsi, alla luce degli ultimi fatti, per quello che è successo. Una destra sempre pronta ad accusare i molinari che dipingono a spray uno slogan sul muro ma che tacciono ignominiosamente e privi di dignità su fatti che mettono in pericolo le democrazie d’Occidente.

Questa gente dovrebbe passare alla cassa, ma soprattutto gli elettori dovrebbero rendersi conto di che deriva e degrado portano certe idee, che ormai da più di vent’anni scorrazzano allegramente anche in Ticino. Kennedy diceva che la parte buona degli Usa era in grado di mettere a posto i danni della parte peggiore e in fondo le elezioni cha hanno dato la vittoria a Biden e che hanno regalato la Georgia ai democratici lo dimostrano (leggi qui sotto).

Eppure, i quattro morti di ieri nell’assalto al Campidoglio raccontano una storia diversa. Una storia di violenza e sopraffazione che è consona a quella parte d’America cresciuta a colpi di pistola e genocidio. 

Un’altra pagina amara è scritta nei libri di Storia, una pagina che non avremmo mai voluto leggere.

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