E se vedeste bruciare Lugano?

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Jair Messias non è purtroppo un nuovo funambolico centravanti, gioiello del Santos, ma il presidente dello sconfinato Brasile: Jair Messias Bolsonaro. Il suo secondo nome messianico non si traduce però in lungimiranza politica.

Era il primo  gennaio 2021 e il suo Paese registrava, morto più morto meno, 200’000 decessi da Covid. E al contempo 8’500 chilometri quadrati di sana foresta sottratta all’Amazzonia, nel corso dell’anno di disgrazia 2020.   

A volte, qualche pragmatico esercizio legato alle proporzioni può rendere le idee più chiare, pur intristendole.

Prendete la superficie del Canton Ticino e moltiplicatela per tre: poi, per rendere più verosimile la simulazione, impegnatevi a disegnare sulle sagome degli 8 distretti, con abbondanza di matite colorate, gli elementi più caratteristici di questa sterminata porzione di vegetazione terrestre, felicemente paragonata da qualche saggio alle barriere coralline dell’aria e del cielo.

Arabescate lo spazio di Bellinzona con felci regali, ebani alti come cattedrali e turgide foglie larghe come le lingue di mucche al pascolo.

Colmate poi Blenio e la Leventina di anaconda annodati a iperbolici tronchi, colibrì così piccini da stare nel palmo della mano di un bimbo appena nato, ciarlieri tucani e pappagalli scippatori delle tonalità di mille arcobaleni.

Giunti a Locarno, ritemperate le punte dei gialli , dei rossi e dei blu per costellare ogni angolo di farfalle ondeggianti come schizzi volanti da una tavolozza per poi merlettare, con le chiazze di onnipotenti eleganti orchidee, il bianco che resta.

Lugano e Mendrisio si tramuteranno in una enorme distesa di fiumi e di fiumiciattoli, regno degli insaziabili piranha, mentre ragnatele di opulente liane prolifereranno come manna complice dei prodigiosi balzi  di miriadi di scimmie ragno.

E Riviera e Vallemaggia si spartiranno le mille leggende legate al delfino rosa che a volte, forse imprudentemente, si incarna in un uomo per sedurre e rapire le più belle fanciulle dei remoti villaggi inglobati nel benefico incastro di arbusti, di secolari tronchi  e di gonfie linfe verdeggianti.

Per ripiombare nella cupa realtà, uscendo da una sorta di gioco didattico, prendiamo atto che tutto questo inestimabile bene della natura, per un attimo riproiettato nel Cantone, ritorna ad essere cenere, ombra, malinconico ricordo e dolorosa nostalgia narrata dai nuovi vuoti amazzonici.

E il Ticino ha solo 2’800 chilometri quadrati di superficie.

E si espande la babele degli scippi e degli stupri: paesaggi lunari generati dai 103’000 incendi divampati, per lo più dolose, nel corso del 2020 (leggi qui sotto).

Spettrali, si prospettano le nuove incommensurabili savane piallate dalla estrazione e dagli spandimenti di idrocarburi.

Inopinati , furoreggiano i nuovi rettangoli di terra regalata alla fabbrica della carne da macellare, dopo essere stata totalmente denudata nel reiterato rito della deforestazione: ettari, ettari ed ancora ettari scippati all’ecosistema.

Torna alla mente la nuova petizione di Greenpeace con l’addolorato richiamo: “La foresta non è un discount”.

Le oltre 400 tribù di Indios arretrano, si rintanano nel recondito che perde gradualmente i suoi arcani segreti, si avvinghiano alla imponente popputa matassa della Fata dell’Ossigeno, sempre più presa a calci nel culo (legi qui sotto).

Nel ridondante paradiso sotto attacco  pulsano le vite di oltre 4000 specie animali e di almeno 60000 specie diverse di pullulante flora.

Eppure un presidente imprevidente, mentitore impenitente, grida al mondo quasi sillabando che “È un errore affermare che l’Amazzonia è patrimonio dell’umanità, e un malinteso confermato dagli scienziati dire che le nostre foreste sono i polmoni del mondo”.

I polmoni una cippa, al limite una mezza milza o una cartilagine del ginocchio.

Parola di Messias: e come non potremmo crederci?

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