Eugene, eroe della repubblica

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A volte siamo eroi inconsapevoli. A volte invece abbiamo la freddezza di guardare il mostro negli occhi e attirarlo in trappola. È un afroamericano, Eugene Goodman, ufficiale della polizia preposta alla sicurezza del Campidoglio ad essere uno di quest’ultimi.

Un nero che ha affrontato i suprematisti bianchi che hanno attaccato il Campidoglio a Washington. Lo ha fatto da solo, attirandoli in un corridoio opposto a quello da cui stavano scappando i parlamentari (guarda qui).


Una questione di pochi secondi a quanto pare, che hanno permesso ai deputati e al vicepresidente che erano stati minacciati dai manifestanti, di fuggire. Mike Pence, vice di Trump, ritenuto una specie di traditore dai complottisti era addirittura stato minacciato di impiccagione.

Pochi istanti, in cui Eugene, attirando l’attenzione dell’avanguardia degli invasori, spintonando e provocando il primo della fila, riesce a farsi seguire in un corridoio laterale dove ad attenderli ci sono altri poliziotti.

Non so voi, io in una situazione così dubito sarei stato così freddo. Sono quelle situazioni in cui si passa dalle parole all’aggressione in un attimo e dove la folla autoalimenta gli impulsi alla violenza e agisce come un grizzly ferito.

Eugene spinge con la mano il primo manifestante che indossa la maglia di QAnon, lo spintona non per tenerlo indietro, ma per attirarne l’attenzione. Lo attira dietro di sé e dietro a lui la massa degli altri. Sfida la fortuna Eugene, moderno pifferaio di Hamelin nero, e sì che all’inizio c’erano state polemiche perché sembrava quasi che l’agente guidasse i rivoltosi e vi si opponesse troppo tiepidamente.

In realtà quella manciata di secondi in cui Eugene ha deviato i pazzi seguaci di Trump, sono bastati ad altri agenti per chiudere le porte e mettere in sicurezza l’area dove stavano i deputati che poi sono stati evacuati da Capitol Hill.

Jaime Harrison, un presidente associato del Comitato Nazionale Democratico, ha twittato: “La parola eroe non descrive adeguatamente l’ufficiale Eugene Goodman. Il suo giudizio e il suo eroismo potrebbero aver salvato la nostra Repubblica”.


Harrison ha chiesto che Goodman sia preso in considerazione per la medaglia d’oro del Congresso.

Un altro deputato democratico, Bill Pascrell, ha scritto a sua volta: “Mentre la mafia fascista di Trump saccheggiava il Campidoglio degli Stati Uniti, questo coraggioso ufficiale della USCP* ha tenuto lontani i rivoltosi assassini dalla camera del Senato e ha salvato la vita di coloro che si trovavano all’interno. Dio lo benedica per il suo coraggio”.

E chi pensa siano esagerazioni, non ha idea di cosa voglia dire trovarsi bersagli di una folla imbufalita e caricata a molla come quella dei beoti che hanno fatto irruzione in Senato. Una folla di suprematisti razzisti con di fronte un agente di polizia di colore. i 5 morti del 6 gennaio, tra cui un poliziotto, lo testimoniano.

In tutto questo bailamme, sono comunque cadute delle teste: il capo della polizia del Campidoglio ha dato le dimissioni e due agenti, uno che si era fatto un selfie coi manifestanti e un altro che aveva indossato un cappellino “Make America Great Again” sono stati sospesi.

Eugene in fondo ha fatto il suo lavoro. Lo ha fatto bene, con freddezza e calcolo. E questo ha salvato non solo i senatori, ma anche il Paese da fatti ben più tragici e per cui forse non ci sarebbe stata remissione. Se non è un eroe, perché io non amo molto questo termine, è di sicuro uno di quelli che vorresti avere accanto quando le cose vanno storte, questo è quello che probabilmente pensano numerosi deputati del parlamento, che devono a lui se adesso possono tirare un sospiro di sollievo.

*polizia del Campidoglio degli Stati Uniti

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