Facciamo una pausa

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Qualche mese fa ho presentato quaranta libri a venti allievi di terza media, che ne hanno scelti dodici, letti e discussi durante diversi incontri, strutturati per ragionare su aspetti essenziali delle storie, discutere, scrivere. 

Ho l’impressione che Guus Kuijer, David Almond, Katherine Applegate, Eva Ibbotson, Kaho Nashiki, Anne-Laure Bondoux, Wolfgang Herrndorf e tanti altri autori abbiano lasciato un piccolo seme, nel laboratorio di lettura. Spero di non essermi illuso. 

Berlin

Fabiana ha letto Berlin di Fabio Geda, pubblicato nel 2015. In una scheda audio la tredicenne dice che il libro narra di ragazzi della sua età, “alle prese con un virus che uccide tutti gli adulti. Gli adolescenti, in quel mondo, sono soli. I loro genitori sono morti, ma loro non si lamentano: affrontano i problemi da gente matura assumendo dei ruoli solitamente svolti dagli adulti. Il problema del virus ci porta a riflettere su quello che stiamo vivendo ora, anche se Berlin rimane una storia di finzione. La differenza tra la realtà e il libro è che a noi gli adulti hanno tolto la libertà chiudendo tutto. Non possiamo avere legami sociali. Invece nel caso del libro Berlin i giovani hanno più libertà ma anche più responsabilità, devono fare mille cose perché gli adulti non ci sono più. A noi, ci hanno messi in pausa.”

Sono solo libri per ragazzi. Non è facile ritrovarsi “in pausa” nell’età sospesa, quando si sente l’esigenza di allontanarsi dal nido, dall’infanzia e dall’isola, con la sicurezza di poterci approdare di nuovo, semmai, a controllare che le radici siano solide. La scrittura di Fabiana mi offre l’occasione di richiamare un bel romanzo di Aidan Chambers intitolato “Breaktime”, pubblicato nel 1978 e disponibile per i tipi di Rizzoli. L’autore ha appena pubblicato un saggio dedicato alla letteratura giovanile, intitolato “L’età sospesa” (Equilibri 2020), un testo molto interessante dove Chambers analizza la storia della letteratura giovanile, spesso snobbata dalla critica, spiegando anche come ha lavorato nella sua bottega d’autore. La combinazione di questi due testi, letti proprio mentre ascoltavo e leggevo i pensieri degli allievi impegnati nel laboratorio di lettura, fanno da sfondo a questa riflessione.

 La letteratura è una bugia 

In Breaktime (pausa) Ditto e Morgan sono due adolescenti. La storia si apre con un atto di accusa di Morgan contro la letteratura, consegnato a Ditto, in una sfida intellettuale. Con particolare riferimento alla narrativa, l’amico di Ditto afferma che la letteratura “come modo di raccontare storie è superata”, è per definizione una bugia, un gioco, una costruzione che non può rappresentare la vera vita. Nabokov, nelle Lezioni di letteratura (1980) scrisse che “la letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzino corse via dalla valle di Neanderthal inseguito da un grande lupo grigio, gridando Al lupo, al lupo; è nata il giorno in cui un ragazzino, correndo, gridó al lupo, al lupo senza avere nessuno alle calcagna.” Certo, Fabiana, che ha letto Berlin di Fabio Geda, si sarà detta che la letteratura ci fa rivedere la realtà con una prospettiva diversa. Il lupo è il virus, là fuori, maledettamente invisibile.

La storia 

Ditto, una volta a casa, dimentica la sfida, litiga con il padre, ammalato, con il quale è in forte conflitto. Durante la cena lo scontro esplode, e il papà crolla con la faccia nella minestra a causa di un infarto: l’uomo viene ricoverato all’ospedale. La stessa sera Ditto apre e legge una lettera inviatagli da una ex compagna di scuola di nome Helen, trasferitasi in campagna. Nella busta c’è una fotografia nella quale Helen appare in tutto il suo splendore e un messaggio seducente, così Ditto si eccita, si masturba e decide di abbandonare il papà, ricoverato all’ospedale, la mamma, la sua casa, per raggiungere il castello di Richmond, nel Nord-Est dell’Inghilterra dove incontrerà Helen (e dove, tra l’altro, fu improgionato un dissidente politico di nome Robin Hood). 

Aidan Chambers sceglie con cura il luogo in cui rapprensentare questa scena. Lì conosce due ragazzi con i quali si ubriaca, provoca una rissa a un’assemblea dei sindacati uscendone ferito, e penetra in una villetta insieme ai due compagni di sventura per “rubare a un borghese”, scoprendo alla fine di essere vittima di uno scherzo: lì abita uno dei due giovani. Il giorno dopo si sveglia, acquista del cibo, buon vino, prepara la tenda presso la Roccia di Whitcliffe, non facile da raggiungere: una specie di foresta incantata. Aspetterà Helen (nome che evoca la seduttrice Elena?) alla fermata del bus, la accompagnerà alla roccia superando un ponte spaventoso, sospeso, e da quel momento la storia prende il volo. Sessualità, elucubrazioni sulla morte del padre, sensi di colpa, amicizia, bisogno di misurarsi con l’ignoto, fanno parte dell’esperienza di crescita. E questa è la pausa che vive Ditto. Se fosse rimasto chiuso in casa, la sua crescita non sarebbe stata la stessa. Alla fine questa specie di diario è la dimostrazione di una vittoria nella sfida dialettica con Morgan, perché il racconto di Ditto, il suo diario è verosimile, è vita. Non è proprio lo stesso tipo di pausa alla quale abbiamo dovuto costringere i giovani di tutto il pianeta e di cui parla Fabiana, nel riflettere su Berlin.

Dipende che pausa è 

La pausa di Breaktime non è la stessa che il mondo sta per forza imponendo alle nuove generazioni, così come il virus di Berlin non è paragonabile al virus con il quale abbiamo a che fare oggi. Ma il bisogno di vita e di immaginario non possono fermarsi. In Breaktime, in una scena d’amore tra Ditto e Helen, c’è una tripla voce, o con un’intersezione tra il narratore Ditto e il narratore in terza persona, situazione che favorisce la molteplicità dei punti di vista e di distanze. L’atto sessuale è rappresentato con una vivace doppia colonna. Nella colonna sulla sinistra troviamo la voce narrante di Ditto intercalata, tra le righe, dai suoi pensieri che vagano nel presente della scena: cosa pensa, un ragazzo di sedici anni, la prima volta che fa l’amore? A destra è stampata una breve descrizione “scientifica” dell’atto sessuale, tratta da un manuale: Guida del giovane alla Vita e all’Amore (A Teenager’s Guide to Life and Love) del Dr. Benjamin Spock (1902-1998), pediatra famoso per aver promosso un approccio educativo anti autoritario. Si tratta di un testo pubblicato nel 1971. Sulla pagina la parola, il linguaggio si deforma, in un atto espressivo interessante, una polifonia necessaria alla trasformazione di Ditto.

Infine 

“Prof., ma la Valascia è chiusa, non possiamo sfogarci con i cori e non sappiamo dove andare a trovare le tipe”, mi dicono due allievi. Risate vere in un’aula vera. Disarmato, parlo loro della possibilità di fare una pausa. Presento Breaktime. Leggo l’intero capitolo che precede la scena d’amore, che lascio in sospeso, come la loro età. Non so dire se qualche allieva/o di terza media stia leggendo il libro. Spero non sia tutto un fallimento. 

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