Grazie a pagamento da Donald Trump?

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Intorno a Donald Trump, come alla corte del Re Sole, fioriscono le richieste di grazia a pagamento, offerte a quanto pare da numerosi personaggi “vicini” al presidente.

Donald Trump, una di quelle personcine ammodo che tutti vorremmo avere come vicino di casa sta per levare le tende dalla Casa Bianca. Donald si sarà detto: “perché non monetizzare ogni occasione che ho?” Si prevedono tempi di vacche magre e lui è un businessman spregiudicato. Perché non farsi pagare per elargire grazie giudiziarie? D’altronde è in suo potere, potere che ancora per un paio di giorni potrà esercitare.

Ed ecco che dopo aver graziato cani e porci e amici degli amici, Donald volge il suo sguardo alla misera umanità di farabutti che pendono dalle sue generose mani. Anche Steve Bannon, ex direttore della campagna di Trump, recentemente arrestato e libero con una cauzione di 5 milioni di dollari, potrebbe essere tra i beneficiari della “umana pietas” presidenziale (leggi qui sotto).

Ecco allora che il grande palazzinaro Donald si occupa anche di chi, con grande generosità, è disposto a elargire denaro in cambio dell’indulto presidenziale.

Secondo una recente inchiesta del New York Times, negli ultimi giorni della presidenza di Donald Trump, numerosi alleati del leader americano stanno rastrellando decine di migliaia di dollari per far si che il presidente si chini su domande di grazia.

Questo per cancellare reati che solo il presidente con un colpo di spugna può far sparire dal casellario giudiziale. Tra questi il suo ex avvocato John Dowd e Brett Tolman, un ex procuratore federale che starebbe consigliando Trump su quali domande accettare e quali no.

Tra i numerosi richiedenti, anche John Kiriakou, un ex ufficiale della CIA condannato per aver rivelato illegalmente informazioni classificate. Kiriakou sostiene che Rudolph Giuliani, avvocato di Trump, gli aveva chiesto due milioni di dollari per ottenere una grazia.

Ovviamente risalire al presidente stesso non è facile. Anche se Margareth Love, una ex funzionaria del dipartimento di giustizia preposta alle richieste di clemenza ha dichiarato: “Questo tipo di sistema legato a privilegi speciali, basato sulla vendita illegale, nega considerazione alle centinaia di persone comuni che si sono adeguate alle regole in modo obbediente, come richiesto dalle norme del Dipartimento di Giustizia, ed è una violazione palese dello sforzo di lunga data per rendere questo processo almeno equo.”

Trump inoltre, nel corso del suo mandato, ha preso decisioni di amnistia in base al suo capriccio personale (a differenza degli altri presidenti), ignorando i pareri e le raccomandazioni di varie commissioni. Tra i “graziati” ci sono l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, l’ex presidente della campagna elettorale Paul Manafort e il padre del genero di Trump, Jared Kushner.

In primis Trump ha graziato il truppone di personaggi che gli hanno retto la coda con il russiagate, al punto da fare infuriare di frustrazione gli investigatori che si occupavano delle indagini. L’indulto di Trump è calato su Micheal Flynn, Paul Manafort, Roger Stone, George Papadopoulos e Alex Van Der Zwaan, che si sono tutti dichiarati colpevoli o sono stati condannati al processo in seguito all’indagine dell’avvocato speciale Robert Mueller. Le accuse vertevano sulle ingerenze russe e sulle complicità di Trump nell’affossare Hillary Clinton alle elezioni del 2016.

Andrew Weissman, uno dei principali investigatori del team Mueller, ha digrignato tra i denti: “È successo quello che ti aspetteresti se dessi il potere di grazia ad un boss della mafia.”

D’altronde, che Donald Trump sia un farabutto è ormai fuori questione. Manca ormai solo un giorno all’abbandono del potere da parte del peggior presidente in due secoli di storia statunitense, e anche se non siamo religiosi, gli States hanno davvero bisogno di qualcuno che “guardi giù” come si suol dire e che dica “Dio benedica l’America”, o quello che ne è rimasto dopo quattro anni di presidenza Trump.

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