I patrioti svizzeri che fregano la patria

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Mascherine non a norma, muffa e origine dubbia. La storia dell’affare del secolo alle spalle della Confederazione di due giovani UDC.

Vi ricordate i due giovani “imprenditori” UDC? Quelli che avevano venduto alla Confederazione pacchi di mascherine facendoci dei bei soldi? Ne avevamo parlato a suo tempo in un articolo. Già allora, avevamo trovato molto discutibile questo tipo di imprenditoria, che in fondo si approfitta delle difficoltà per fare business. Scrivevamo allora:

“…Non che ‘sti due siano i Bill Gates della finanza, semplicemente erano al posto giusto e al momento giusto e avevano i contatti con la Cina da cui importavano prodotti di bellezza. La loro azienda, in funzione dal 2016, non era in realtà mai decollata, fino all’inizio del 2020, in concomitanza coll’epidemia di Covid 19. I due pargoli, 22 e 23 anni, ex membri dell’ufficio presidenziale, si sono già comprati due Bentley e una Ferrari (magari se la dividono per il fine settimana)” (leggi qui sotto).

Insomma, paccate di soldi fatti sul groppone della Confederazione. Certo non erano stati gli unici. Durante la prima ondata, furboni che avevano visto l’opportunità di farci soldi ce n’erano stati molti (leggi qui sotto).

Oggi si scopre, con imbarazzo, che le mascherine, pagate l’esorbitante cifra di 9.90 al pezzo, facevano pure schifo ed erano inutilizzabili. Scrive TIO:

“700’000 di queste, comprate proprio da Berna, sono «di dubbia origine e inutilizzabili» come riportato oggi sulle pagine del Tages-Anzeiger. Stando al quotidiano zurighese, le suddette FFP2 erano state realizzate dall’egiziana Chemi Pharma Medical, azienda esistente ma… che, stando a quanto ricostruito dal “Tagi”, non produce mascherine di quel tipo. 

“ (…) Ho scoperto che il nome della nostra azienda era stato tirato fuori per questo affare ad aprile, ma non ne so niente», ha confermato il titolare Ahmed Dighidi, «francamente non ho idea di chi, o cosa, possa esserci dietro». Anche il colore delle scatole arrivate in Svizzera è diverso da quello solitamente impiegato dalla ditta.”

E voilà. Nel frattempo i due furboni sono diventati milionari, noi abbiamo della mascherine che non possiamo usare e che non sappiamo da dove vengano. E naturalmente loro e la cricca che frequentano ritengono questo un normale modo di fare commercio. Il loro presidente, Camille Lothe aveva dichiarato a suo tempo:

“Questa è una questione imprenditoriale che non ha niente a che vedere col partito”

E certo, perché il partito non porta avanti per niente questo tipo di economia. Una valanga liberista e arraffona che non guarda in faccia a nessuno. Un falso e bieco patriottismo per mascherare l’unico vero interesse dell’UDC: i soldi e come farli, poco importa se alle spalle della “patria”. Lo aveva dimostrato anche il miliardario Blocher, quando in sprezzo alla vergogna aveva richiesto gli arretrati del vitalizio come Consigliere federale dopo che vi aveva rinunciato (leggi qui sotto).

A dimostrazione che quando si tratta di dobloni, l’UDC non sa nemmeno dove stiano di casa vergogna e dignità. A noi restano le pive nel sacco e la fregatura dei due esponenti del partito svizzero di maggioranza, che ci insegnano, se ancora non l’avevamo capito, come va il mondo. Noi, più svegli dell’esercito (forse) continuiamo a comprare mascherine certificate a 20 centesimi al pezzo. 

E a questo punto sarebbe meglio quasi darli ai cinesi i soldi, almeno non fingono di essere patrioti svizzeri.

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