Il caso dei cani folgorati in Italia

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Nelle ultime settimane ha destato scalpore la morte di cinque cani, tutti fulminati mentre stavano passeggiando. La colpa sarebbe da ricercare nel contatto fra neve e cavi scoperti. I tragici avvenimenti accendono il dibattito sulla sicurezza nelle strade.

Fuori il paesaggio è imbiancato. E poco importa se fa freddo o se la neve, appena caduta, è tanta. I nostri amici a quattro zampe sentono l’esigenza di uscire per la loro solita passeggiata. Devono pur sempre fare i propri bisogni, prendere una boccata d’aria e, perché no, fermarsi un attimo a giocare, rotolandosi nel candore.

Sembra un’uscita come tante. Ma qualcosa va storto. Il cane guaisce e si accascia a terra, agonizzante. Basta solo un secondo e il cuore dell’animale cessa di battere. Il tutto sotto gli occhi dei proprietario, scioccato dall’accaduto. 

Questo è il riassunto di quanto successo a sei cani, cinque dei quali – purtroppo – non ce l’hanno fatta. 

Ma cosa è capitato alle sfortunate vittime? A quanto pare la causa sarebbe da attribuire proprio alla neve che, se da una lato dona ai paesaggi quel tocco fiabesco, dall’altro diventa una vera e propria trappola, disseminando pericoli su strade e vie cittadine, complice anche una certa mal gestione.

Tutti casi avvenuti in Lombardia

I fatti si sono svolti nell’arco di pochi giorni. Il primo episodio è stato registrato il 28 dicembre, a Bareggio, comune ad ovest del milanese: a pochi passi dall’ufficio postale. Un Pastore Tedesco, mettendo le zampe in una pozzanghera, è stato folgorato da una scossa, partita per via di una luminaria caduta la notte prima.

Nello stesso lasso di tempo, a Como-Monte Olimpino, un giovane Beagle, moriva per la corrente trasmessa da dei cavi scoperti in un pozzetto. A fare da conduttore, ancora la neve. 

Il terzo caso è avvenuto il giorno dopo, a Cesano Boscone dove, per un Levriero, il passaggio sul tombino è stato fatale. 

Il 30 dicembre a Milano, sotto le colonne di San Lorenzo, in pieno centro, un cucciolo di soli otto mesi di Lagotto viene trafitto dalla corrente dispersa da un faretto interrato. Il proprietario, nel disperato tentativo di salvare l’animale, riceve a sua volta una scossa, e sono state necessarie per lui cure ospedaliere.

Ultimo episodio la sera di Capodanno, a Tavazzano, in provincia di Lodi. Due gli animali colpiti: un Rottweiler di quattro anni, rimasto ucciso, e un altro cane, nella stessa zona, salvato però dal veterinario.

Neve ed elettricità, un mix letale

La neve è bella, ma talvolta può anche creare dei disagi. In città, oltre al malessere causato da strade poco pulite e la tipica “paltoccia”, che si forma dall’unione fra neve e sporcizia, bisogna pensare anche al fatto che la neve, alla fine non è altro che acqua ghiacciata, e quindi è un conduttore per l’elettricità.

Nei casi sopracitati, a creare il problema sono stati principalmente i tombini. Le nevicate  infatti hanno portato a un accumulo di liquidi dentro le cavità, proprio dove passano i cavi elettrici, spesso scoperti. 

Basta solo toccare, senza protezioni adeguate, come scarpe o guanti, una pozzanghera per rischiare grosso.

Avete presente la tipica scena dei film gialli? Quella di un omicidio commesso gettando l’asciugacapelli in una vasca mente la vittima è intenta a farsi il bagno? Ecco, il meccanismo è il medesimo, stessi elementi e stesso disorientamento nel trovarsi colpiti da una scossa, mentre ci si lava o si passeggia. 

Credere che questo sia successo a Milano, e nella ricca Lombardia, fa pensare. Perché appunto, di norma, non dovrebbe capire di rimanere folgorati per dei cavi scoperti, o luci di Natale cascate a terra e mai raccolte, come non dovrebbe essere possibile che l’acqua delle tubature sia vicina all’elettricità dei fili elettrici. 

È pericoloso.

Come abbiamo visto, i primi a rimetterci sono proprio gli animali. Ma la domanda è lecita: E se invece di uno sfortunato cane o gatto, fosse stato un bambino, attratto dal voler giocare con la neve, a farsi molto male?

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