Il muro di Donald e l’uovo fritto

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La Commissione per i Diritti Umani del Messico ha stimato che circa 5000 persone abbiano perso la vita, nel vano tentativo di oltrepassare la frontiera, verso l’illusione di una esistenza degna di essere interpretata dentro i canoni di una minima dignità.

Anche se fortemente impegnato, in questi ultimissimi giorni del suo mandato presidenziale, a riordinare i faldoni di fake news architettate e divulgate a suo destabilizzante detrimento, Trump troverà il tempo di affrontare il mistico e mitico pellegrinaggio dalle parti di quell’infinita traiettoria costituita  dal muro di Tijuana, formidabile ostacolo elevato a futura memoria e diffida d’uomo: un lavoretto da niente, fatto iniziare già da George H.W. Bush, e poi diligentemente innalzato lungo la interminabile frontiera sino a San Diego .

Una barriera infinita contro le inappropriate e reiterate fughe dalla fame di migliaia di diseredati, provenienti anche dal Guatemala e dall’Honduras, che l’endemica condizione dei disperati e dei reietti esige una opposizione tetragona e decisa,  per la miseria. 

Così Donald potrà sostare con fierezza davanti alla “grande e bella parete, dura”, come ebbe modo di osservare con enfasi nella sua trascinante campagna elettorale.

E il presidente uscente(?) troverà anche il modo di ripescare, nel tumultuoso gioco del riepilogo dei suoi discorsi, quella efficace e tridimensionale immagine che ebbe modo di pescare dal cilindro della titanica ispirazione “una invalicabile sequenza di pannelli capaci di friggere un uovo”.

Conoscendo le connaturate difficoltà di messa a fuoco del ” Nostro”, ci sfugge una improvvida supposizione: ma intercorre poi una qualche differenza fra un uovo e un uomo? Se l’uovo ha un tuorlo, l’uomo ha il torto marcio di avere optato per la sua condizione di pezzente predestinato.

La Commissione per i Diritti Umani del Messico ha stimato che circa 5000 persone abbiano perso la vita, nel vano tentativo di oltrepassare la frontiera, verso l’illusione di una esistenza degna di essere interpretata dentro i canoni di una minima dignità. 

Che anche questo tormentone  sia uno dei milioni di dati alterati, taroccati e diabolicamente sovvertiti?

Il “Muro della Vergogna” sta intanto arrecando una irreversibile disfatta ambientale, alterando pericolosamente gli equilibri dell’ecosistema che si dipana a sud dell’Arizona.

È ormai incontestabile il progressivo deterioramento del parco della biosfera dell’UNESCO che confina con lo stato messicano di Sonora.

La ignobile barriera sta insidiando la magnificenza dei saguari, monumentali cactus dalle sinuose forme assai simili a ciclopici candelabri.

Ma se i saguari, sempre nell’ordito della congiura delle verità stravolte, fossero banalmente dei giaguari che se ne fregano dei candelabri perché troppo impegnati a inseguire conigli selvatici?

Mentre Donald Trump vola nel regno della etica muraglia, osservo una recente foto, scattata in questi giorni nei paraggi di Calexico: una immane tentacolare ruspa  cerca di rabberciare alcuni segmenti della provvidenziale resilienza verticale, fortemente danneggiata da potenti raffiche di vento.

Controllo meticolosamente e non riesco a individuare uova fritte su quei dannati pannelli.

Poi mi sorge lacerante un dubbio: ma sarà stato proprio il vento a piegarli, quasi sradicandoli,  rendendo così inestetica una ragguardevole opera d’arte?

E se tutto fosse frutto della vergognosa violenza di una malefico manipolo di affamati e depravati straccioni, figli della notte e delle cialtronesche irruzioni illegali nel paese a stelle e strisce?

Il quesito è lecito, nella illiceità del tutto.

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