Il politically correct è giusto

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Negli ultimi tempi, in seguito a rigurgiti femministi e antirazzisti, il politically correct ha assunto tinte da inquisizione. Attenzione però a non gettare tutto nel water. 

Due fatti recenti ci permettono di ragionare su cosa sia veramente importante e cosa no:

In una scuola Usa, la Lawrence High School di Lawrence, nel Massachusetts, è stata rimossa dal programma l’Odissea di Omero, uno dei grandi classici antichi nonché uno dei primi testi della cultura greco-romana. Omero è definito razzista.

In Inghilterra, il film musical “Grease”, è stato accusato di portare avanti stereotipi di genere misogini, veicolando dunque un’idea sbagliata del ruolo femminile.

Vero in entrambi i casi. Eppure tutti noi o quasi, riteniamo completamente idiota un tale agire. Idiota e ovviamente controproducente, per due motivi principali: il primo è che non si possono giudicare opere, letterarie o artistiche dei secoli passati col metro di misura attuale. La questione si era posta anche col film “Via col vento” che narra del sud schiavista durante la guerra civile statunitense (ascolta il podcast).


Nei secoli passati, anche in Europa avere schiavi era la norma, era giusto? Non più di morire di peste o di essere stuprati da un manipolo di Lanzichenecchi, ma era la realtà. Se dovessimo eliminare tutte le opere di autori ritenuti razzisti o schiavisti, ridurremmo di una buona metà l’opera letteraria e artistica occidentale. Shakespeare stesso era antisemita, come la grandissima parte degli europei della sua epoca, e lo possiamo capire assistendo alla pièce de “Il mercante di Venezia” . 

Stessa cosa vale per le donne. Solo gli ultimi decenni hanno permesso al mondo femminile di rivendicare decentemente i propri diritti. Fino agli anni ’50, l’asservimento della donna al maschio era una regola accettata dalla società. 

Cancellare libri, bruciare quadri o demolire statue di artisti o letterati misogini o maschilisti, cancellerebbe la seconda metà del nostro bagaglio culturale.

Che spaventa è anche l’iconoclastia, ovvero l’eliminazione di opere che riteniamo non conformi al nostro pensiero, senza renderci conto che questo agire evidenzia solo la nostra debolezza (leggi qui sotto).


Una debolezza che denota la paura che ricordi del passato, che la nostra memoria ci si ritorca contro, ammettendo così che l’unico modo di far prevalere un pensiero che di per sé stesso è corretto è quello di cancellare un pensiero avverso. Questo è un modo di agire profondamente sbagliato e fascista.

Omero fa parte della nostra storia, come gli eroi dell’Iliade, così come Cristoforo Colombo e Scarlett H’oara. Sarebbe però disonesto al contempo accusare il politically correct di deteriorare il clima. Episodi estremi e sporadici come nei casi citati sopra, sono l’equivalente dei reati degli immigrati, che vengono portati ad esempio da destre disoneste per accusare tutta una categoria di persone già svantaggiata di per sé stessa.

Il vero politicamente corretto è inclusivo, attento ai bisogni delle minoranze e di chi è più debole, è volto a percepire storture che vanno avanti da tempo cercando di correggerle, suo compito non è vagliare la Storia per riscriverla o revisionarla, per decidere cosa merita di essere studiato e ammirato e cosa no. Queste cose le fanno le dittature e i fascismi.

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