Il saluto fascista in faccia alle vittime

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A Cogoleto (Liguria), tre Consiglieri comunali di Lega e Fratelli d’Italia usano il saluto fascista per votare le mozioni durante la Giornata della Memoria.“ Dai, facciamo il saluto romano”. Tre idioti che non si rendono conto di quanto disprezzo ci sia in questo gesto.

Probabilmente i tre fessi, perché consentiteci di definire così questi tristi personaggi, non pensavano che il loro gesto, opportunamente immortalato da un collega (ah, l’era digitale!) avrebbe sollevato un tal polverone. Sempre più frequentemente, intemperanze e manifestazioni di palese stampo fascista, escono allo scoperto senza vergogna, come quella di Acca Larentia, che annualmente raduna migliaia di nostalgici (guarda il video).

O la commemorazione al cimitero di Milano, il 24 aprile per commemorare i caduti della Repubblica di Salò (leggi qui sotto).


L’agire dei tre Consiglieri è degno di una scuola elementare, dove i ragazzini si aizzano l’un l’altro a fare la sciocchezza epocale, anche se sanno che verranno puniti. A fare il saluto fascista sono stati Francesco Biamonti, candidato alle ultime elezioni regionali in Liguria con la Lega, Valeria Amadei, considerata vicina a Fratelli d’Italia, e Mauro Siri, il candidato indipendente sconfitto alle ultime comunali.

Tre poveri fessi, come dicevamo, che guidati da Biamonti, hanno avuto i loro cinque minuti di celebrità, che forse nemmeno volevano. Oltre alla stupidità e all’inutilità del gesto, di per sé stesso infantile e da sbruffoncelli, rimane la tristezza e lo spregio.

Perché un gesto così nel giorno in cui si commemorano 10 milioni di persone sterminate anche grazie al regime che di quel saluto aveva fatto uno dei capisaldi dell’ortodossia, è l’equivalente di uno sputo in faccia.

È come dire: “Di voi non solo non ci importa nulla, lo rifaremmo”. È disprezzo ottuso, dove si confonde l’ideologia col diritto ad essere stupidamente crudeli.

Le vittime erano omosessuali, testimoni di Geova, prigionieri politici, rom, ebrei, slavi e altre etnie, che hanno visto calare su di loro la scure ottusamente burocratica del Reich e dei loro complici fascisti, ed oggi vengono sbertucciati da tre cretini che non hanno di meglio da fare, in quella ricorrenza storica, di votare alzando il braccio nel saluto romano.

Francesco Biamonti, capogruppo della Lega in Consiglio comunale, ha cercato di discolparsi dicendo che lui vota così a tutte le sedute. Non è vero, il Biamonti, povero scemo, vota come tutti gli altri per alzata di mano e la scusa pietosa che evoca, ne qualifica la scempiaggine cerebrale e la pochezza emotiva. 

Sarebbe proprio lui che avrebbe esortato i suoi camerati con “dai, facciamo il saluto romano”. Un agire sì da stupidi ma che, non scordiamolo, prima col governo Berlusconi e poi con la trumpiana benevolenza di Salvini, ha sdoganato il fascismo e le sue liturgie, ha riportato i fetenti in orbace ad avere talmente tanta arroganza da avere l’idea di poter restare quasi sempre impuniti.

Ed è questo che rende forte il fascista prepotente: la consapevolezza che non ci sarà punizione e che la sua claque di seguaci sarà sempre pronta ad applaudire. Salvo poi rendersi conto che certe volte si passa il segno, si pesta la faccia sulla storia, una storia dura, che tanti ricordano ancora e che troppi non vogliono dimenticare.

La pochezza del gesto, sta nel fatto che, a prescindere dalle ideologie, i morti dei massacri dovrebbero sempre e comunque avere il rispetto o perlomeno il silenzio. Sbeffeggiare i morti da gradassi è proprio un comportamento arido e da vili, un guizzo che farebbe vergognare forse anche tanta gente a destra, perché a tutto c’è un limite.

Chi è morto, e sono tanti, non erano solo ebrei ma anche italiani. Tanti sono morti nei campi come oppositori politici, altri sono morti in Russia e cristallizzati nei ghiacci sul Don, altri ancora fucilati a migliaia a Cefalonia.

A tutta quella gente, ai loro compatrioti, questi tre hanno sputato in faccia.

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