La Bolivia di Sabina Orellana Cruz

Pubblicità

Di

Il futuro è donna. Non mi stancherò mai di dirlo né di ripeterlo. E gli esempi di donne che, in seno alla società o in politica, si sono dimostrate capaci di andare controcorrente e fare del mondo un posto un pochino migliore, per fortuna, non mancano. Tra di loro c’è anche la nuova ministra boliviana Sabina Orellana Cruz. Classe 1970, di etnia quechua (un popolo nativo delle Ande che in Bolivia conta circa un milione e mezzo di persone), da sempre impegnata in difesa dei diritti delle minoranze indigene e delle donne, è stata scelta dal governo del presidente socialista Luis Arce per guidare il neonato Ministero della Cultura, della Decolonizzazione e della Depatriarcalizzazione. 

Da storica attivista qual è, ha voluto fin da subito mettere bene in chiaro le cose: “Sono una donna orgogliosa delle mie radici perché sono quechua e tutti noi dovremmo sentirci orgogliosi di essere di origini indigene. Assumere questo incarico è una grande sfida, specialmente per noi donne indigene, sempre sminuite. Tutti i boliviani dovrebbero sentirsi orgogliosi di essere e di indossare le nostre gonne, i nostri sandali, i nostri cappelli, i nostri Ch’ullus”. Un riferimento quello fatto all’abbigliamento non casuale, dato che in Bolivia le donne di etnia quechua o aymara sono state spesso discriminate proprio per ciò che indossavano.

Dopo il golpe contro Evo Morales s’era inoltre registrato un preoccupante aumento della violenza contro le popolazioni indigeni ad opera dell’estrema destra fascista e dei movimenti paramilitari, compiute con il benestare del governo dell’ex capo di stato ad interim, Jeanine Añez. Ecco perché uno dei primi atti formali da ministra di Sabina Orellana Cruz è stato quello di avviare un’indagine per gli episodi di razzismo e discriminazione commessi all’inizio dello scorso anno nella città di Cochabamba, soprattutto contro le donne. Donne che la neoministra vuole siano finalmente autonome economicamente, in grado di dare il loro apporto alla famiglia e alla società senza dover dipendere dal marito e senza la paura di parlare la propria lingua o vestirsi con gli indumenti tipici del proprio popolo. 

Ma tra le sue battaglie c’è anche quella per la cultura, in particolare quella indigena: “Lavoreremo sulle arti e sulla cultura, dall’est e all’ovest, dalla campagna alla città, lavoreremo insieme, vi chiedo di darmi l’opportunità di lavorare per una gestione culturale collettiva e diversificata, a beneficio del nostro popolo boliviano”. Una cultura che la Añez aveva definito come “una spesa assurda”, al punto che lo scorso giugno aveva addirittura cancellato il Ministero della cultura dai ministeri del suo governo. Cultura che farà da collante tra le tante anime diverse che attraversano il paese latinoamericano. Con un obiettivo a lungo termine a dir poco ambizioso, lasciare in eredità alle generazioni future “una patria decolonizzata, depatriarcalizzata, orgogliosa delle proprie radici e della sua grande ricchezza culturale indigena.” 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!