La foresta di Ma Sanxiao

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È cinese, ha 70 anni, è senza le gambe ma da 20 anni pianta e semina alberi. Da 20 anni, quest’uomo, crea boschi per le generazioni future.

Ma Sanxiao ha 70 anni. È cinese e, proprio dei cinesi, ha profondamente insito il senso di collettività. Ma è invalido, ha perso entrambe le gambe per un’infezione contratta durante il servizio militare. Nell’arco di 10 anni e nonostante le cure, per cui la sua famiglia ha anche contratto dei debiti, Ma ha perso per amputazione entrambi gli arti inferiori.

Ma Sanxiao poteva passare la vita a lagnarsi, a maledire l’esercito e il suo governo. Poteva piangersi addosso guardando il soffitto della sua stanza e forse molti di noi lo avrebbero fatto.

Ha invece deciso, da buon cinese, di ringraziare lo Stato che gli aveva fornito due protesi. Certo, non sono le gambe che ha regalato alla patria, ma gli permettono di deambulare seppure a fatica.

Ma Sanxiao, si alza ogni mattina alle cinque, si trascina fino al suo tuk tuk, una specie di ape car, carica i suoi attrezzi e ciò che gli serve, e va a rimboschire la Cina.

Ma è ancora forte, anche se deve camminare con le stampelle. Ha quella testina tonda coi capelli brizzolati che ispira simpatia, le sopracciglia cespugliose e un’espressione pacata.

Per ringraziare il suo Stato, il suo governo, ha deciso di fare qualcosa per le generazioni che arriveranno. Da quasi vent’anni, una buca alla volta, un seme accudito e curato, un tutore per le piantine gracili, Ma Sanxiao sta piantando foreste. Ad oggi, sono 16’000 le piante che è riuscito a far germogliare e crescere.

In vent’anni, con la sua volontà, giorno dopo giorno, Ma ha dato un senso a una vita ingrata. Come se non bastasse ha pure perso un mignolo durante il lavoro.

Nella solitudine delle montagne e nell’immensità della Cina del nord, siamo testimoni di qualcosa che ci lascia perplessi e ammirati, perché per noi occidentali sono difficilmente comprensibili tale dedizione, tale sforzo o ostinazione.

Serve una visione della vita diversa, abituata ai tempi degli alberi, dove le ore e i giorni sono scanditi dalla lenta crescita delle piante. Ci vuole la mentalità del confucianesimo, più fatalista e calma, più adusa ad accogliere il sacrificio come una componente sociale e normale della vita.

Ma Sanxiao però, se ci pensate, ha un grande orgoglio, quello di avere piantato una foresta, di aver rinverdito pendii, bonificato acquitrini, sostenuto colline franose. Migliorato l’aria e l’ambiente. Ma è parte di questo pianeta come molti di noi non saranno mai, perché incapaci di ascoltare i rintocchi del tempo negli alberi, lo scivolare del vento tra le foglie.

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