La poesia di Amanda Gorman

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A chi le si rivolgeva, chiamandola poetessa, Alda Merini rispondeva sempre la stessa cosa. Diceva che a poetessa preferiva di gran lunga poeta. E, in questi giorni segnati dalla cerimonia d’insediamento alla presidenza degli Stati Uniti di Joe Biden, cerimonia che si è svolta mercoledì a Washington in un clima quasi surreale, a far parlare di sé è stata soprattutto una poeta afroamericana di appena 22 anni. La poeta Amanda Gorman che ha letto una sua poesia.

Certo, a marcare il cambio di passo rispetto alla precedente presidenza Trump, non c’è stata solo lei. Molti sono stati i momenti che nel corso della cerimonia hanno ribadito come l’America non sia per forza solo quella che Trump si è sforzato di vendere al mondo e agli americani in questi ultimi quattro anni. Di America ce n’è di sicuro più d’una, a dimostrazione della forza e della vitalità della più grande democrazia d’Occidente.

L’America di Biden è, per esempio, anche l’America del suo sfidante alle primarie del partito democratico Bernie Sanders, presente al Campidoglio con le sue ormai leggendarie muffole, i guanti senza dita che da mercoledì hanno iniziato a spopolare sul web, grazie proprio a una fotografia del senatore Sanders visibilmente infreddolito e seduto con braccia e gambe incrociate, mentre attende l’inizio della cerimonia di insediamento. 

Una foto che è stata oggetto di una lunga serie di divertenti fotomontaggi che stanno spopolando sul web. Un modo, anche questo, per segnare un lento ritorno alla normalità, malgrado gli oltre 400’000 morti di Covid e le macerie lasciate sul suo cammino e il veleno inoculato in una parte della popolazione statunitense dal miliardario palazzinaro The Donald che, negli ultimi quattro anni, ha regnato e dettato legge nel Paese. 

Lo stesso identico Paese in cui lo scorso anno sono avvenuti gli omicidi George Floyd e Breonna Taylor e che ha assistito al riesplodere in tutta la sua virulenza del conflitto razziale e del problema della discriminazione tutt’ora esistente nei confronti degli afroamericani. Una comunità a cui appartiene la stessa Amanda Gorman che nel suo cappotto giallo e con quel suo cerchietto rosso sgargiante tra i capelli è, fin da subito, diventata l’icona dell’America targata Joe Biden. 

Una ragazzina nera e ossuta, discendente da schiavi, cresciuta da una madre single che può sognare di diventare presidente un giorno, per poi ritrovarsi a declamare versi per uno di loro.” È la definizione che la stessa giovane poeta americana ha dato di sé e che, il bibliotecario del Congresso, tre anni fa ha inserito tra i poeti ufficiali degli Stati Uniti, ricevendo così un piccolo salario in cambio della presenza ad alcune cerimonie ufficiali.

Amanda si è fatta notare per i modi aggraziati, per la sua giovinezza, ma soprattutto per quei suoi versi ispirati alle parole di Abramo Lincoln e Martin Luther King: “Abbiamo visto una forza che vorrebbe frantumare la nostra nazione anziché armonizzarla/ che potrebbe distruggere il nostro paese sospendendo la democrazia./ E ci è quasi riuscita/ Ma se la democrazia può essere periodicamente rimandata/ non può essere sconfitta per sempre.”

Una poesia che, per stessa ammissione della sua autrice, fa i conti con ciò che l’America ha visto nelle ultime settimane e negli ultimi quattro anni. Un’America che ha saputo voltare pagina, grazie al voto. Grazie alla propria fede nella democrazia. “Perché c’è sempre luce/ se siamo abbastanza coraggiosi da vederla/ se siamo abbastanza coraggiosi da incarnarla”. Così si conclude la poesia di Amanda.

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