L’arte ticinese sulle barricate

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Nasce con una lettera al Consiglio di Stato, il comitato SAT, ovvero “per le Scuole e le Arti sceniche Ticinesi”, che rappresenta scuole artistiche ormai alla canna del gas a causa del Covid. Le arti ticinesi rivendicano, in un comunicato (che riportiamo qui sotto) di essere ascoltate e di avere pari dignità. Di arte si mangia, come di edilizia o di commercio. 

Il comitato misto, composto da nomi noti del mondo artistico ticinese, cerca sinergie tra le varie scuole e col Governo, per superare l’anno più nero degli ultimi decenni per il mondo artistico ticinese:

“Obbiettivo del gruppo di lavoro non è solo quello di trovare modalità e strategie per riuscire a superare questo momento così difficile per il settore artistico, ma anche quello di creare una sinergia tra le varie scuole (che fino ad oggi è in parte mancata) con la speranza che possano nascere a breve anche nuove collaborazioni all’interno del panorama artistico-didattico ticinese.
Un “punto” di incontro dove scambiare le proprie idee, dove confrontarsi, ma anche un modo per creare condivisione e per crescere, oltre a rappresentare un’importante possibilità di fare “rete”. 

In Ticino esistono all’incirca una settantina di realtà legate alla formazione delle Arti Sceniche, alcune più piccole, altre con un numero importante di allievi, alcune nate da poco, altre presenti sul territorio da molti anni, alcune che si dedicano alla formazione pre professionale, altre che si concentrano invece sulla parte più ludica e legata al tempo libero. Si stima che siano circa 4000 gli allievi di tutte le età che frequentano una formazione artistica in queste strutture (senza calcolare tutti gli allievi delle scuole di musica del Cantone) e che siano circa 250 i professionisti coinvolti a tempo indeterminato in questa categoria. 

In questi mesi di chiusura, obbligata durante il primo lockdown e parziale in queste ultime settimane, le difficoltà che le scuole artistiche stanno affrontare sono molte.
Quelle più colpite sono sicuramente quelle che hanno per lo più allievi over 15 anni visto che le attuali direttive non permettono, se non i piccoli gruppi, il proseguimento della loro attività didattica, ma tutte quante hanno subito un significativa diminuzione delle iscrizioni per l’anno 20-21 e le prospettive per l’anno 21-22 sono ancora meno rosee. 

Dallo scorso mese di marzo è spesso emerso, da parte di noi direttori delle strutture, un senso di confusione e di smarrimento in merito alle direttive emanate a livello cantonale o federale. Questo perché non è quasi mai chiaro in quale categoria dobbiamo collocare la nostra attività (Palestre? Sport? Strutture per il tempo libero? Attività culturali?) per attenerci al rispetto di tali ordinanze. La situazione nelle ultime settimane ci sembra leggermente migliorata anche se diversi punti sono ancora piuttosto confusi. 

La lettera inviata oggi al Consiglio di Stato vuole prima di tutto sensibilizzare l’autorità cantonale su quanto sia importante la nostra attività sul territorio, sia a livello formativo-educativo, ma anche a livello aggregativo-sociale ed economico. Per non parlare dell’aspetto legato al benessere psicofisico. 

Anche la chiusura di una sola scuola artistica dovuta a questa situazione pandemica, sarebbe una sconfitta per tutti, ma il timore è che, senza aiuti concreti da parte dello Stato, le realtà che dovranno chiudere definitivamente (e a breve) potrebbero essere davvero molte, con tutte le conseguenze del caso. Il tempo sta per scadere. 

Chiediamo quindi una maggiore attenzione nei nostri confronti e delle misure concrete che possano garantire la sopravvivenza di tutte le scuole delle arti sceniche ticinesi.” 

Il Comitato è formato da Alessandra Ashkenazy (Ashkenazy Ballet Center di Pura), Mirko D’Urso (Centro Artistico MAT di Pregassona), Mi Jung Manfrini-Capra (Area Danza di Bellinzona). Paolo Meneguzzi (Pop Music School di Mendrisio), Luca Spadaro (Teatro d’Emergenza di Lugano) e Martin Wüthrich (New Style Dance di Massagno). 

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