Lassie, se ti picchiano, tu scappa!

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Consegnereste di nuovo un cane al padrone che lo ha maltrattato? Probabilmente no, eppure, questo è quanto accaduto ad Aosta. Protagonisti della vicenda un cucciolo di Bovaro Bernese e un ricco imprenditore edile.

Guaisce. Mentre il suo padrone si accanisce su di lui prendendolo a pugni all’addome. Guaisce quando, con forza, lo gira di schiena e inizia a colpirlo violentemente con calci lungo la colonna vertebrale. Guaisce, ancora più forte, quando l’uomo decide di afferrato per il pelo dei fianchi, scaraventandolo a terra. 

Il cucciolo di Bovaro del Bernese piangerà sofferente per tutto il tempo del filmato (che non vi mostreremo perché crudo) girato dai vicini, allarmati da quelle grida disperate. Nel video che dura venticinque secondi è tutto documentato: la violenza gratuita, la cattiveria, il terrore del cucciolo di soli cinque mesi, picchiato selvaggiamente nel giardino di casa, fra i giochi dei bimbi e una bandiera tricolore appesa alla finestra.

Per questo fatto, il trentanovenne Alessandro Cecchetto, imprenditore edile di Aosta, era stato indagato di maltrattamento di animali dalla procura aostana. I fatti risalgono a giugno e il pm Francesco Pizzato aveva chiesto un decreto penale di condanna: 10mila euro per estinguere il reato.

Il piccolo Bovaro, dopo essere stato sequestrato e affidato al canile regionale di Aosta, aveva trovato una nuova famiglia affidataria, in cui vi erano altri due cani della stessa razza. Per l’animale sembrava essere finalmente tornato il sereno.

Un racconto senza lieto fine

Ma qualcosa va storto. Gli inquirenti, nonostante una denuncia fra le mani e un filmato che inchioda il padrone violento, non condannano l’uomo. Il Giudice per le Udienze Preliminari (Gup) accetta la richiesta di messa in prova inoltrata dall’avvocato difensore, e il cane è costretto a tornare a casa dal suo aguzzino, sei mesi dopo, a dicembre.

Con la messa alla prova – ovvero la sospensione del procedimento – infatti, decade il provvedimento di confisca.

Ora la palla passa alla Procura di Aosta, che può impugnare la decisione del Gup per far sì l’imprenditore venga processato e il cane riaffidato alla famiglia che lo ha tenuto in custodia.

Il cane non è un oggetto

Abbiamo vinto!”, scrive così l’imprenditore edile sui social, immortalato in uno scatto con il suo premio, il cucciolo di Bernese.

Un premio, sì. In questa storia il cane è alla pari di un premio. Un premio, un pacco postale, un sacco da boxe, un oggetto, un bene materiale. Tutto, eccetto ciò che è: un essere senziente, che prova emozioni e ha dei bisogni.

Eppure così non lo vede il padrone, che prima lo picchia ferocemente e poi piagnucola come un bambino a cui hanno sottratto il giocattolo preferito. 

Non lo vede così neanche la legge italiana, che lo equipara a un bene mobile, dato che il cucciolo è stato “sequestrato”, esattamente come si sequestra una villa a un mafioso, o l’auto a un povero cristo che non è stato capace di pagare i propri debiti. 

Questa è una anomalia legislativa che sarebbe bene correggere, con una sana dose di buona volontà politica.

Come sarebbe buona cosa riconoscere definitivamente che non tutti sono in grado di occuparsi di un animale domestico. 

Fin da piccoli i cani ci studiano e provano a capire il nostro linguaggio, però alla natura non si scappa. I cuccioli non sono facili da gestire. Perché sono iperattivi, sono disubbidienti, combinano guai e poi sporcano, abbaiano, piangono. 

Eh sì, ci si arrabbia. Eh sì, si è nervosi. Ma se tu, per un po’ di popo’ sul tappeto o una pantofola mangiucchiata, riempi il tuo cane di botte – come in questo caso -, o lo getti nella spazzatura, oppure lo abbandoni sul ciglio della strada; è più che evidente che tu sia incapace di prendertene cura.

E a noi, come al cucciolo, tutta questa ira fa sorgere un solo dubbio: fra i due, chi è la bestia?

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