Lisa che urla nei boschi dell’Oklahoma

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Questa è l’orribile storia di Lisa, stuprata dal patrigno e fatta prostituire dalla madre, storia di una vita spezzata e ieri terminata dall’ipocrisia della “giustizia” statunitense.

L’esecuzione dopo quasi settant’anni di una donna, Lisa Montgomery, ci racconta due cose: una che Trump è un presidente che a differenza dei suoi predecessori, vede nella morte una semplice scappatoia alla giustizia, l’altra è che la giustizia è un concetto molto relativo.

Io sono contrario alla pena di morte, lo sono fortemente. Primo perché penso che la morte non allevia di un pelo l’anima di chi soffre. Secondo perché sono fiero e felice che ci sia uno Stato civile che mi impedisca di farmi giustizia da solo, cosa che probabilmente farei se questo Stato non ci fosse.

Perché la vendetta, al saldo di tutto, è come l’alcool, da una falsa sensazione di benessere ma alla fine ci distrugge. E perché chi ha messo a morte Lisa Montgomery, è colpevole tanto quanto e avrebbe dovuto chiedere ammenda per le sue mancanze.

La storia di Lisa Montgomery, assassina, è truce. Siamo asettici, freddi e crudeli e ricordiamo quello che ha fatto. 

Lisa Montgomery uccide una donna incinta di 8 mesi per poi sventrarla e strapparle la figlia. Figlia che è attualmente ancora viva e risiede col padre.

Un crimine orrendo, che però ci pone subito di fronte a un problema: chi agisce in questo modo è sano di mente? Perché qui parliamo di un atto che nessuno di noi è sinceramente in grado di capire.

Ecco allora che di fronte a questo non comprendere abbiamo due strade. Quella più difficile di scavare, analizzare e cercare di capire, anche per evitare in futuro se possibile derive del genere, oppure quella più facile di scopare sotto lo zerbino i nostri dubbi, eliminando quello che non capiamo con una bella iniezione letale.

Una soluzione molto salvifica, che ci permette di reagire, di fronte all’omicidio efferato, con l’omicidio di Stato. Ma lo Stato è innocente in questo caso?

Lisa Montgomery conosce la violenza sessuale a tre anni, quando deve assistere allo stupro della sorella di otto da parte del baby sitter. A undici anni tocca a lei. È il patrigno a stuprarla continuamente e negli intermezzi, per non farsi mancare nulla, picchia lei e la madre.

Le violenze sessuali continuano, la bambina dolce coi boccoli biondi diventa una schiava del sesso. Il patrigno costruisce un box accanto alla roulotte, dove si diverte con la piccola, che anche se urlasse non avrebbe che i coyotes dei boschi dell’Oklahoma ad ascoltarla.

Un giorno la madre scopre l’uomo che abusa della figlia, prende una pistola e minaccia la piccola Lisa gridandole: “Come hai potuto farmi questo?”. 

Già a questo punto, l’adolescenza di Lisa è sicuramente compromessa, neri grumi di sporcizia cominciano ad affastellarsi nella sua mente.

Ma non finisce qui, sarebbe troppo facile, troppo poco crudele, dai, divertiamoci ancora con questa storia noir.

Il patrigno che evidentemente comincia ad annoiarsi, invita degli amici per praticare degli stupri di gruppo su quella biondina fragile. Ore di sesso con la ragazzina per poi completare il tutto orinandole addosso, che bel quadretto vero? Che simpatico gruppo di amiconi.

A casa comunque girano pochi soldi, e mamma, cara donna, fa prostituire la figlia con l’idraulico e l’elettricista perché non in grado di pagare le fatture, tanto ormai è già bruciata.

Io guardo la fotografia di quella bimba bionda, penso a mia figlia che aveva anche lei bei boccoli biondi e sto male, non posso farne a meno. E un po’ della sofferenza di Lisa diventa anche la mia.

In quegli anni di calvario mentale e fisico, lo Stato che avrebbe dovuto proteggere Lisa, non c’è. Una sola visita degli assistenti sociali che non si accorgono di nulla (Lisa è stata minacciata di morte dal patrigno), una del dottore che non denuncia nulla.

Ora che conoscete la storia di Lisa, che è morta ieri perché Trump le ha negato la grazia, state meglio? No che non vi sentite meglio, anche perché i suoi avvocati avevano chiesto una perizia psichiatrica, perché affetta da problemi psicologici come un disturbo bipolare, post traumatico da stress, ansia e depressione, psicosi, sbalzi d’umore, dissociazione e perdita di memoria.

La vendetta di Stato risulta vergognosamente ipocrita proprio perché chi doveva vigilare sulla psiche di quella bambina triste, non lo ha fatto. E così mancando, ha fatto lievitare il mostro nero che ha reso Lisa un’assassina. E la sua morte, come dicevo, non ci lava le coscienze, perché percepiamo qualcosa di profondamente sbagliato nella morte di questa donna, perché in lei scorgiamo ancora quella bambina picchiata e stuprata dagli amici del babbo, uomini infami per cui era solo un lurido gioco sessuale.

Io spero che la sua mente abbia riposo ora, in un modo o nell’altro. Penso che il mondo è ingiusto, sempre, in tante situazioni e penso che dare la morte, come in questo caso, sia una delle più grandi sconfitte che il genere umano possa affrontare, una sconfitta che in un colpo solo elimina secoli di filosofia, di empatia e di amore. Lisa è stata stuprata per l’ultima volta, lo hanno fatto con una siringa, l’hanno crocifissa su un lettino e l’hanno lasciata morire. La sua vittima non tornerà in vita, ma il dolore di Lisa continuerà a urlare nei boschi dell’Oklahoma.

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