L’isola della grappa e del whisky

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A vederla sembra una cacca di mucca adagiata nell’azzurro. In realtà è un’isola. La più piccola isola situata nel canale di Kennedy nello stretto di Nares, ed è contesa tra Danimarca e Canada.

L’isola di Hans è oggettivamente uno schifo. Non un prato, manco un albero. Solo un sasso liscio di un chilometro quadro virgola tre. Una patacca di poco più di 400 metri di diametro. L’isola è contesa perché si trova esattamente in mezzo a un canale di 22 miglia di larghezza. Un lato del canale è canadese, l’altro appartiene alla Groenlandia, che è sotto l’amministrazione Danese. Ora, per il diritto internazionale, ogni Paese può reclamare come suo ogni territorio a dodici miglia dalla costa. Il che rende l’isola sia Canadese che Groenlandese. Stendiamo poi un velo pietoso su come ognuno si vanta di aver scoperto quello scoglio per primo.

Molti di voi comunque si chiederanno perché contendersi un mucchio di sassi in un mare che se ci caschi dentro hai 20 minuti di autonomia prima di diventare un surgelato. Eppure dal 1973, facendo finta di niente, i due Stati continuano a rivendicarne la sovranità.

Ogni tanto, una nave militare danese arriva sull’isolotto, i militari sbarcano e piantano la loro bandiera. Poi arriva una nave canadese che, girin girello e fischiettando, toglie la bandiera danese sostituendola con quella canadese. Siccome sono signori, i figli della foglia d’acero, lasciano sotto la bandiera in omaggio una bella bottiglia di whisky canadese, che tanto l’alcol non gela.

Ma i danesi non son mica lì a farsi menare per il naso da quattro trapper di Quebec e allora mentre gli altri non guardano, quatti quatti tornano su Hans, tolgono la bandiera canadese, piazzano quella danese e lasciano in omaggio una bottiglia Akvavit danese (che poi è una grappa a base di renna supponiamo).

La cosa va avanti da un po’, anzi, da un po’ tanto. Son 47 anni che bande militarizzate di ubriaconi, si scambiano acquavite e whisky senza sparare un colpo e senza incontrarsi mai. 

Se tutte le dispute ce le facessimo fuori così, il mondo sarebbe un posto dove vivere immensamente migliore: invasioni barbariche? Baratto di cervogia tiepida e resna o falerno. Rivoluzione francese? Permute interregionali di cognac. Seconda Guerra Mondiale? Scambio di due milioni di barili di birra, whisky, grappa e vodka.

Ora,. le cose si fanno un po’ più pesanti. Col riscaldamento climatico, l’isola di Hans, anzi, di Tartupaluk, come la chiamano i nativi Inuit della Groenlandia, assurge a importanza strategica, visto che gli esperti stimano a 150 l’allungamento dei giorni di navigazione entro il 2080, e il conseguente sfruttamento petrolifero dela zona. Per Hans-Tartupaluk, la speranza è che si molli il petrolio talmente in fretta da tornare a essere una cacca di mucca rocciosa nella baia di Baffin, così i pacifici soldati canadesi e danesi, potranno ricominciare a togliere e mettere bandierine festeggiando ogni volta una conquista inutile e bellissima, quella della pace a colpi di shottini.

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