L’ultimo attacco di Trump

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Lo scorso 10 gennaio Mike Pompeo, Segretario di Stato degli Usa, ha annunciato al Congresso l’intenzione dell’uscente amministrazione Trump di classificare gli Houthi, movimento sciita yemenita filo iraniano, nel novero dei gruppi “Terroristi”.

Il provvedimento entrerà in vigore oggi, 19 gennaio, ultimo giorno di Trump come presidente, prima dell’insediamento di Joe Biden il 20 gennaio.

Pompeo ritiene il gruppo armato Houthi responsabile “di atti terroristici, tra cui rientrano attacchi transfrontalieri, minacce ai civili, alle infrastrutture e alle spedizioni commerciali”.

Tale decisione comporta gravi conseguenze per gli aiuti umanitari che verranno paralizzati nelle zone controllate dai ribelli sciiti, e porteranno l’annullamento del negoziato in corso da qualche mese tra i due fronti che cominciava a dare timidi risultati, e peggiorerà la crisi umanitaria con effetti devastanti a causa del Covid-19.

Mark Lowcock, segretario aggiunto dell’ONU per gli affari umanitari, ha chiesto a Washington di annullare tale decisione che porterebbe “50 mila yemeniti al rischio di morire di fame”; per la Croce Rossa Internazionale il conflitto ha innescato una delle peggiore crisi umanitarie del mondo, dove l’80% dei 24 milioni di abitanti dello Yemen ha bisogno urgente di assistenza.

Secondo l’UNICEF le prime vittime sono proprio i bambini morti per malnutrizione o a causa delle bombe, circa 85’000 secondo diverse agenzie internazionali.

La proposta di Pompeo è stata accolta con soddisfazione dall’alleata Arabia Saudita e dal governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale.

Il Segretario giustifica la scelta affermando che “progressi nell’affrontare l’instabilita yemenita possono essere compiuti solo quando chi ostacola la pace sarà riconosciuto come responsabile e colpevole delle proprie azioni”. Presumibilmente si riferiva ai passi fatti dall’amministrazione Trump, atti a prolungare e intensificare il conflitto; infatti solo nel 2017 gli Usa hanno venduto armi per un valore di 350 miliardi di dollari alla sola Arabia Saudita, hanno addestrato le forze saudite e fornito infrastrutture militari e supporto logistico, rifornendo di carburante i caccia bombardieri in volo e dato indicazioni mirate a terra.

La drammatica guerra nella Repubblica dello Yemen ebbe inizio nel 2014, allorchè, su richiesta del Fondo Monetario Internazionale, il governo guidato dal sunnita Mansour Hadi smette di distribuire i sussidi per il carburante; i prezzi salgono, l’inflazione aumenta e scoppia una protesta guidata dagli sciiti Houti.

La rivolta degenera in uno scontro armato e, nel settembre del 2014, i ribelli sciiti occupano gran parte della capitale San-à; il presidente Hadi, costretto a fuggire, si rifugia al sud del paese, Aden, la sua città natale. Da qui, in un discorso televisivo, dichiara il golpe Houthi. Da questo momento in poi hanno inizio feroci combattimenti nel sud del paese, e nel luglio 2015 entrano in gioco le forze di coalizione arabe.

Inizialmente, in questa sanguinosa guerra, si vedono coinvolti l’esercito governativo, i ribelli sciiti Houthi appoggiati e riforniti dall’Iran, i miliziani di Al Qaeda e la coalizione dei paesi arabi quali Kuwait, Bahrein, Giordania, Egitto, Sudan e Marocco, tutti guidati e appoggiati dagli Usa, Regno Unito e Francia.

Lo Yemen, con il suo sbocco sul mar Rosso e sul golfo di Aden, si trova a cavallo di un importante crocevia commerciale sulle rotte di comunicazione tra Medio Oriente, penisola araba e Corno d’Africa, motivo per cui la drammatica guerra civile yemenita si sta rilevando un conflitto strategico permanente tra sciiti e sunniti, con parecchi interessi economici quali petrolio, gas e vendita d’armi che impediscono a Usa, Unione Europea, Russia e Cina di imporre dei veri negoziati. Pertanto salvare il popolo yemenita, dal massacro, non è una priorità per nessuno e quindi fa comodo non intervenire.

Con l’insediamento di Joe Biden dovrebbe finire l’era della destabilizzazione in Medio Oriente da parte degli USA, prodigo di embarghi, sanzioni e provocazioni, senza che il resto del mondo abbia potuto battere ciglio.

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