Mankell: l’uomo, l’ideale, la dinamite

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Una bella sorpresa per i lettori italiani: il primo romanzo di Henning Mankell. Scritto nel 1972 e solo adesso tradotto e pubblicato. Una storia ancora attuale. Semplice, bella e ricca di contenuti. In una parola: civile!

Bellissimo iniziare l’anno nuovo con la lettura dell’opera prima (finalmente tradotta e stampata in italiano) di uno scrittore amatissimo. Henning Mankell, il grande giallista svedese, il creatore del memorabile Wallander. Ma anche l’autore di uno dei più bei romanzi mai scritti (parere personale, ovviamente): “Scarpe italiane”.

La casa editrice italiana dei suoi romanzi, la Marsilio, propone ora “L’uomo della dinamite”, scritto nel 1972. È la storia di Oskar Johansson che, nel 1911, ad appena 14 anni, subisce un gravissimo incidente sul lavoro. Lui è artificiere ed una mina non scoppia come dovrebbe: quando si avvicina per verificare ecco il botto. Tutti lo danno per morto, anche i quotidiani. E invece … come per miracolo Oskar sopravvive. Molto debilitato, al di là dei pezzi mancanti al suo corpo si presenta con un volto inguardabile, ma ce la fa, riuscendo a vivere un’esistenza quasi normale. Si sposa e ha tre figli. Ma soprattutto abita le vicende del suo paese fino al 1969. 

Lui è un uomo dallo sguardo fermo, vive di passioni autentiche (la sua visione politica è per prima cosa una scelta etica) e non desiste mai. Dentro di sé ha un ardore civile che è travolgente. E non teme di contestare i “suoi”: appoggia la socialdemocrazia e ne viene deluso, poi diventa marxista ma con i fatti di Ungheria rivede certe sue posizioni, trovando nuova energia nelle contestazioni giovanili contro la guerra del Vietnam. Lo si potrebbe definire un percorso generazionale europeo ma lui, Oskar, è lui, con la sua personalissima storia che lo distingue “Oskar e l’incidente sono una cosa sola“.  Eppoi, dettaglio non indifferente, viene descritto e raccontato da Henning Mankell!

Romanzo per personaggio solo, “L’uomo della dinamite” contagia il lettore per la forza di scrittura dell’autore svedese. Frasi semplicissime sempre ma, inserite nel testo, capaci di fendere. Si prenda la descrizione del protagonista: 

L’immagine incompiuta di Oskar è indissolubilmente legata alla società in cui ha vissuto. Il suo modo di descriversi come presente ma quasi mai partecipe è l’eterno filo conduttor, i frammenti incompleti, le mezze parole, le frasi lasciate a metà, i brevi e sconclusionati episodi che ripesca della memoria sono il suo modo di sottolineare questo concetto. L’immagine che dà di se stesso è quello di una persona presente“. 

 O, ancora, quando nel 1956 …

La rivolta in Ungheria è uno shock per lui. Quando legge sui giornali dei carri armati e dei feroci combattimenti che si svolgono per le strade di Budapest, o quando sente le voci concitate dei cronisti che forniscono resoconti spaventosi sulla brutalità degli attacchi, viene sopraffatto dallo sgomento. E’ capace di spegnere la radio, per poi riaccenderla un attimo dopo. Oppure si alza di scatto dalla sedia, va ad aprire la finestra e torna alla radio, per boi balzare di nuovo in piedi e andare a richiuderla“.

La storia di un uomo dimezzato che diventa anche la storia di una nazione nel periodo che va dal 1911 fino al 1969. Non mancano ovviamente i riscontri storici (nazismo, Guerra Mondiale, mondiali di calcio, Olof Palme…) ma la scena è sempre e solo sua. Con la sua infinita passione civile, fatta di piccole soddisfazioni e grandissime delusioni. Lui ha un’anima e un’etica: principi semplici ma inderogabili. Un romanzo bello. Che dà forti indicazioni sulla narrativa mankelliana che verrà (scusate se è poco: sarà il più grande giallista svedese!) ma che nello stesso tempo ha un suo preciso perché. Fatto di senso e di valori.

“L’uomo della dinamite”, di Henning Mankell, 1972, ed. Marsilio, 2020, pag. 173, Euro: 16,00. 

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