Ne usciremo migliori? No

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Prendo spunto da un post di Claudia Rossi, giornalista di Teleticino: “Ne usciremo migliori” diceva qualcuno un anno fa. Oggi (con poca sorpresa ad essere onesti) scopriamo che ci sono persone pronte a scavalcare gli anziani, malati, fragili tra i fragili. Ne usciremo migliori un par di palle.”

Il colorito finale del post, non sminuisce un concetto che è espresso con chiarezza e sintesi da una brava professionista dell’informazione. Ed è un concetto col quale ci siamo confrontati tutti in questi ultimi giorni. 60 dosi di vaccino, non 3 o 4 come si pensava all’inizio, sono andate a persone che non erano in lista come casi prioritari.

Quello che all’inizio sembrava un caso isolato, un peccato veniale per non buttare qualche dose, prende ora tinte amare e diffuse. Oggi, scopriamo che la Pfizer difficilmente riuscirà a rispettare i contratti e a fornire le adeguate quantità di vaccino promesse. Questo impedirà (forse) di poter fare il secondo richiamo vaccinale a 60 persone. Persone e a rischio, fragili, anziane, che mettono a repentaglio ogni giorno la pelle, per essere chiari.

Senza voler essere forcaioli a tutti i costi, non possiamo che constatare che a regole precise e codificate, alcuni hanno pensato bene di disobbedire per un tornaconto personale.

Ha ragione Rossi, questo non ci stupisce, perché conosciamo l’uomo e le sue sfaccettature e per ogni persona gentile e disposta a gesti altruistici c’è la sua nemesi opposta, fatta di egoismo e individualismo, i no vax ne sono un esempio plateale.

Potevamo migliorare? Certo, le premesse c’erano. La vita ci aveva dato un opportunità, che però è stata colta da chi era già nel solco giusto. Le crisi, le guerre, i disastri, come ben sappiamo, evocano in alcuni la bellezza dell’anima e fanno cadere altri nel brago dell’egoismo più bieco. Chi era altruista e gentile è probabilmente cresciuto, ha fatto un percorso di illuminazione durante questa crisi, ha ritrovato speranze perse, ha incamerato il dolore e lo ha elaborato facendolo fiorire in qualcosa di positivo.

Altri hanno invece partorito grumi negativi di egoismo, solitudine e amarezza.

Mi ricordo il direttore delle elementari quando andavo alle riunioni dei genitori, che diceva. “Quelli di voi che dovrebbero essere qui, non ci sono, ci siete voi che potreste anche stare a casa”.

Una grande verità: più è forte la necessità di cambiare, più chi deve cambiare diserta questa opportunità.

In Italia, che ha vissuto casi analoghi, ci si chiede se sia corretto fare la seconda iniezione a chi è stato vaccinato di “contrabbando”. I casi attualmente venuti alla luce nel Paese confinante sono 540, ma si suppone ce ne siano molti altri non ancora scoperti.

Che conforto, sapere che tutto il mondo è paese e che chi se ne approfitta è equamente distribuito tra le nazioni. La logica però, che è forse più pietosa del giudizio popolare, porta a ragionare che è effettivamente meglio rivaccinare anche i fedifraghi, per non buttare altre dosi di prezioso vaccino. Rimane il problema etico tra coloro che vorrebbero una punizione esemplare negando il vaccino e quelli che propongono sì di vaccinare ma di segnalare alle autorità preposte, che poi si occuperanno eventualmente di sanzionare.

Io ricordo solo una cosa, da giovane mi dicevano che il militare insegnava, che ci avrebbe cambiati e resi più uomini e consapevoli. Una cosa che sono riuscito a imparare e che mi sento di sostenere con grande certezza è che chi è entrato a recluta imbecille, ne è uscito imbecille, stessa cosa per le persone intelligenti. Le prove ci fanno crescere solo se abbiamo voglia di ascoltare e capire, se abbiamo intenzione di fare tesoro di ciò che impariamo. 

Se invece cerchiamo scuse, siamo indulgenti con noi stessi, pieghiamo le regole del vivere civile a nostro vantaggio, allora no…come a recluta, ne usciremo imbecilli tanto quanto.

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