Oggi l’Africa paga

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Bangui, capitale della Repubblica Centroafricana, è sotto assedio. Caschi blu e forze governative hanno annunciato lo stato d’emergenza e la legge marziale, nel tentativo di tenere a bada i ribelli che ora controllano il 70% del Paese.

La seconda guerra civile nella RCA, in termini pratici una continuazione della prima dopo un breve periodo di pace, è una faccenda tipicamante complessa. In un mosaico di milizie, movimenti politici, religiosi e tribali, vi sono essenzialmente due fazioni principali: i cristiani della coalizione Anti-Balaka e i musulmani del gruppo Seleka.

Il conflitto si dipana in un periodo che va dal 2003 ad oggi, e spiegarlo nel dettaglio sarebbe davvero troppo difficile. Al momento, si combatte per via di dubbi sul processo elettorale che ha portato alla recentissima rielezione di Faustin-Archange Touadéra, già eletto nel 2016 e sostenuto dal presidente in esilio François Bozizé, cacciato dal paese dopo la vittoria Seleka nel 2013.

La situazione per le forze governative è critica. La missione ONU “MINUSCA” è troppo numericamente debole per proteggere la capitale, e le pessime condizioni in cui versa l’esercito nazionale hanno portato a una crisi di diserzione. In una disperata richiesta d’aiuto, il governo chiede l’invio di “almeno 2000” truppe ONU accompagnate da armamenti pesanti, velivoli e forze speciali.

La guerra nella RCA ha prodotto una delle più catastrofiche crisi umanitarie nel ventunesimo secolo, e numerosi gruppi stranieri (provenienti da paesi vicini come il Chad) si sono uniti ai combattimenti per prendere il controllo delle numerose e ricche miniere di diamanti del paese. Gli osservatori ONU riportano 1.1 milioni di sfollati, un quinto della popolazione. Inoltre, vengono segnalati numerosi crimini di guerra quali stupri sistematici, eccidi, pulizia etnica, e ampio uso di bambini soldato. Con un governo incapace di adempiere ai suoi doveri, sete, fame e malattie stanno attanagliando una nazione rimasta bloccata nel fuoco incrociato. 

Questa guerra è uno dei tanti “conflitti dimenticati” nel mondo, messi da parte dai media una volta calato l’interesse da parte del mondo Occidentale. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Eppure, si tratta soprattutto di un triste memento, una testimonianza del dolore che l’imperialismo europeo ha causato al continente nero. In un periodo storico in cui il principale hobby per la classe dirigente europea era disegnare linee su una mappa dell’Africa, stati vennero creati dal nulla con totale mancanza di riguardo per divisioni di ogni tipo tra la popolazione. Oggi, l’Africa paga per i nostri errori – con un altissimo tributo di sangue. 

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