Quanto vale una vita sull’altare di Kitzbühel?

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Dopo che lo svizzero Kryenbühl e l’americano Cochran-Siegle l’hanno scampata bella, possiamo solo ripetere quanto si sa da sempre: la vita sulla Streif vale solo nella misura in cui contribuisce a tenere accesa alla fiamma che arde nel tempio del Dio della velocità, il Sommo dei nostri tempi. Tradotto: o accetti di scendere al massimo senza margine di sicurezza, sempre oltre la soglia del 100%, o non ti presenti. 

Perché se scendi come Weber, ancora terrorizzato per la caduta dell’amico Kryenbühl sul salto finale, sei finito. E dunque non c’è scelta, specialmente per un giovane arrivato al cancelletto di partenza sopra la “Mausefalle”, la trappola per topi che rispetto al passato non è più tale: modificata. Appunto, si può: contrariamente a quanto sostengono troppi ex campioni, allenatori e analisti televisivi, più papisti del papa (l’organizzatore), si può, si può addolcire le asperità.

La tesi che la pista più famosa al mondo è naturale e va lasciata com’è, nei fatti è contraddetta. In realtà gli umani, con la solità avidità, con la solita astuzia da magliari, la natura sull’ultimo dosso l’hanno modificata, per un brivido in più da regalare allo spettabile pubblico, sempre avido di inconfessabili sensazioni.

L’operazione è semplice: si alza il “dente”, si fa decollare lo sciatore con un volo sempre più lungo e più alto, con il tacito consenso dei responsabili della Federazione Internazionale: perché la concorrenza è spietata: se non hai successo, se non garantisci indice di ascolto, vai a fondo.

Ma vai a fondo anche per mancanza di gladiatori da mandare nell’arena, vai a fondo anche se uno dopo l’altro (sinora ben 9 fra i primi 30!) cadono, in molti casi con gravi conseguenze.

Tutti tentano di imitare gli austriaci, alla ricerca della soglia del massimo rischio, del massimo spettacolo. Ci ha provato nel 2014 Garmisch piazzando a metà corsa un trampolino che oltretutto vedevi all’ultimo istante. È stato tolto quando il canadese Eric Guay è caduto rischiando l’osso del collo. 

Kitzbüehl il salto ce l’ha in un punto ideale, al termine della corsa, sul traguardo: di solito è offerto a 40000 spettatori sul posto e a milioni in tutto il mondo: come resistere alla tentazioni di renderlo sempre più spettacolare, pauroso?

Sul salto finale, dove si stacca a oltre 140 km orari al termine di una gara massacrante sul piano fisico e mentale, il volo, di solito sui 50 metri, sabato in media ha superato i 70 metri, nel caso di Kryenbühl i 75, oltretutto con una traiettoria molto alta indotta artificialmente dagli organizzatori, con i delegati della Federazione Internazionale che hanno chiuso un occhio e mezzo.             

Chi dopo la gara (per reggere la coda all’impresario circense) si è arrampicato sui ghiaccioli parlando di rischio accettabile,  è stato prontamente smentito: domenica il “dente” che fa decollare è stato ridotto da 50 cm a meno di 30. Dunque si può, si poteva gia prima, come era stato invano chiesto dagli stessi discesisti, compreso il leader degli austriaci, Matthias Meyer, dopo i primi allenamenti.

E infatti già dopo la terribile caduta di Kryenbühl, vivo solo perché ha toccato il suolo ghiacciato sulla spalla destra evitando l’impatto a testa in giú, abbiamo visto scene tragicomiche: inservienti che raschiavano il suolo con rastrelli di ferro. Sarebbe bastata magari anche la durissima spazzola che usavo per grattare la schiena alla mucca “Evelina” più di mezzo secolo fa.

Figuriamoci utilizzando i moderni mezzi meccanici. A Kitzbühl la storia non insegna niente. Nel 2009, caduto nello stesso punto, Albrecht fu tenuto in coma artificiale per 3 settimane, tentò per 2 anni di riprendere ma dovette rinunciare. Era uno degli sciatori più promettenti.

Nemmeno la spaventosa caduta del francese Johann Clarey in allenamento ha indotto gli organizzatori a cambiare: sui circuiti di Formula Uno e sulle piste di discesa si cambia solo quando si muore o si rischia la morte.

La nostra società ama gli “inferni di cristallo”, i crimini, le sparatorie, le macchine che si disintegrano e gli assassini cruenti che la Tv  ci propina tutti i giorni, da mattino a notte inoltrata: vuoi che rinunciamo al brivido di una curva oltre i 300 all’ora o a un salto da far paura sulla Streif di Kitzbühel?

E tuttavia, grazie a un formidabile Beat Feuz, l’edizione 2021 alla storia passerà anche per un’impresa sportiva: la sua doppia vittoria eguaglia Zurbriggen e Heinzer. Feuz, 4 volte secondo, ha vissuti attimi terribile con l’amico attimi Kryenbühl immoto al traguardo, a pochi passi dal suo podio. Poi ha rischiato la beffa, il vento ha messo in pericolo la gara: alla fine gli organizzatori sono riusciti a portare al traguardo 30 uomini: quanto bastava per dichiararlo vincitore.

Il mestiere, la forza fisica e mentale, la calma imperturbabile dei forti a permesso a Feuz un’ impresa memorabile che lo proietta  nell’ Olimpo dei campioni.

La grande giornata dello sci svizzero è stata completata da Lara Gut che a Crans-Montana ha sciato a livello dei suoi giorni migliori. Oltre alla capacità tecnica, contava molto anche l’intelligenza, la capacità di memorizzare le linee: intelligenza che non hanno avuto tre fra le più attese: Goggia, Vlhova e Holdener. Lara è la favorita per il supergigante mondiale di Cortina.

E può vincere anche la discesa.

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