Senza corsivo, a due passi dal patibolo

Pubblicità

Di

Il 23 di gennaio si celebra opportunamente la “Giornata mondiale della scrittura a mano”. L’umanità sta smarrendo, in modo fatalmente totale o con ritmo progressivamente disgregante, la capacità di manovrare con decenza una penna su un foglio bianco.

Ci stanno scippando perfino l’ultimo presidio: l’esercizio della firma in corsivo, insediata e massacrata dall’incalzare della versione crittografica, elettronica o digitale, chiamatela come cavolo volete.

Il problema è che la scrittura tradizionale sta vivendo una fase di rottamazione e di  accantonamento, imboccando la via della estinzione accelerata dallo strapotere del tablet, del computer, del cellulare e dei mille accidenti vari che presto irromperanno sul mercato, con radiosa attrattiva.

Giusti giusti per tarpare le già gracili ali della nostra massa cerebrale e per privarci degli ultimi guizzi della artigianale tradizione legata all’ormai desueto e fastidioso  fenomeno dello scrivere a mano.

Qualcuno ha detto che il corsivo è l’encefalogramma dell’anima: trovo che questa immagine sia di una straordinaria bellezza e la mia sensazione si rafforza quando osservo la obbrobriosa bruttezza di certi foglietti della spesa, vergati spesso con uno stranito disallineato stampatello, figlio di una fluidità smarrita e di un indecoroso zigzagare ormai affidati alle “M” e alle “N” che si mischiano in  malsicura promiscuità, alle “P” e alle “R” che si contendono l’ambiguità della comprensione e alle “Q” che hanno smarrito ogni capacità di qualificarsi, evocando sgorbi arcani, perplessi e crepuscolari, vergati alla cazzo di cane, come direbbe il poeta.

Dal 2016, nella efficientissima Finlandia, non si insegna più il corsivo, per legge statale.

Le ore, una volta impiegate per insegnare le vie della calligrafia, sono ora destinate all’addestramento intensivo sui computer, dove i polpastrelli picchiettano con crescente destrezza, con buona pace di una sensata opposizione alla calata della “demenza digitale”.

Una ricerca dell’Università dell’Indiana, egregiamente condotta dalla psicologa Karin James, ha assodato che la ginnastica della scrittura manuale tende a riattivare fondamentali processi cognitivi e importanti recuperi del pensiero e della memoria.

Ma chi se ne frega se anche i patetici “memo” sono ormai l’apologia di lettere di un alfabeto brutalizzato, buttate lì alla carlona, indeterminate e tentennanti, sghembe e goffe, pencolanti e discontinue, incespicanti e disarmoniche.

A proposito di memo. Ne ho scovato uno, oggi 23 gennaio, “Giornata mondiale della scrittura a mano”.

“Ricordarsi di presentarsi al patibolo”, leggo nel deforme ondivago stile di compilazione.

L’unica parola stilata con lineare chiarezza è “Patibolo”.

Forse perché, essendo a due passi, trasmette un certo senso di confidenziale riverenza. 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!