Si chiama Aimone

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Si chiama Aimone, proprio come un eroe dei poemi cavallereschi, e mi dice di non approvare la definizione di senzatetto in quanto lui, clochard da quindici anni, un tetto ritiene di averlo.

 È la sua enorme debordante cuffia di lana grezza grigionera, con un mega ponpon arancione, quasi un faro nella nebbiosa sera che sta invadendo il porticato della grande piazza.

Aimone ha sempre anteposto la libertà della strada alla prigionia del dormitorio: dorme su un materasso discretamente sventrato, sotto un confuso ammasso di coperte sfibrate, di giornali e di sacchetti di plastica.

Rigorosamente blu la plastica, perchè conferisce coloritura classica anche al sonno di un diseredato.

Due grandi scatoloni di cartone fungono da paravento e dentro un borsone di una società sportiva, fallita per le allegre iniziative finanziarie del suo presidente, giace il vestiario.

“Rigorosamente tutto di marca Homeless”, osserva il mio amico clochard.

Le stelle vanno e vengono in un cielo percorso da una sorta di caligine argentata. Allungo la ‘schiscietta’ al vagabondo che non è mai infelice e lui controlla con curiosità. Spezzatino e piselli. E poi una pagnotta, una arancia arancione come il suo ponpon, una banana e mezzo litro di rosso.

Mezzo litro e via andare, visto che al mio amico, intellettuale a tutto tondo, i fumi di Bacco ingenerano lacunose pause mnemoniche.

Aimone non si è mai soffermato sulla sua estrazione, sulle vicende del vissuto della sua ‘ Prima esistenza’, sugli accadimenti che lo hanno condotto a omologarsi ufficialmente come cittadino di un altro mondo.

Eppure richiama alla mia memoria la filigrana di un rispettabilissimo docente di Economia, fuggito dal teorema dei grandi interrogativi.

Il coprifuoco delle ore 22 incalza ma ci restano una ventina di minuti per discettare sulle fluttuazioni economiche.

“Quando un sistema economico è in fase di espansione può succedere che il boom si autoalimenti ,perchè non esiste un limite superiore definito all’aumento del volume degli investimenti”, enuncia Aimone, roteando la mano destra protetta da un guanto anteguerra, con il dito indice che inscena uno spogliarello fra la trama che si sfila.

“E nella fase di  contrazione, che succede?”, gli domando scolasticamente.

“Per quanto grave possa essere una recessione, il volume degli investimenti non scende mai sotto il livello zero”, sentenzia lui.

Poi tace a lungo e sorride, con una minima traccia di malinconia.

Per aggiungere, allargando la bocca in una buffissima smorfia: “Sai come mia zia Elvira definiva la depressione economica?”

“No, dimmelo che mi sto incuriosendo”

“La depressione economica  equivale alla fame ecumenica. Hai mai sentito parlare del digiuno universale, tralasciando Noè?”

È tempo di rincasare, prima che Aimone non faccia tre passi indietro, fino a Platone e al suo virtuoso pensiero sociale.

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