Sul filo tra salute ed economia

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Innescata la crisi di governo in Italia, avviato l’impeachment negli Stati Uniti, alle notizie che fanno clamore s’è aggiunta anche quella della classe politica elvetica che, di fronte al personale sanitario ormai allo stremo e gli ospedali al collasso, ha ceduto al buon senso e decretato un semi lockdown. 

Chi si accontenta gode, così così

Ieri si è chiuso, ma non del tutto. Tra quel che basta, tanto da far vedere che qualcosa si muove, e quel non troppo per non fa uscire dai gangheri le solite categorie dei già noti ambienti economici che da mesi s’indignano e poi gridano vendetta. Insomma si prosegue nel tentativo di cercare il giusto equilibrio tra salute ed economia che, alla lunga, si sta rivelando essere un esercizio senza dubbio più difficile del previsto. Non si vuole contrapporre niente a nulla, ma per una volta che si antepone momentaneamente la salute al resto, le polemiche sono dietro l’angolo e le code interminabili davanti ai centri commerciali pure. Il carrozzone va avanti da sé con le regine, i suoi fanti e i suoi re, ridi buffone per scaramanzia, cosi la morte va via… cantava Renato Zero.

Delegare è un po’ morire

Alcuni giorni fa la Svizzera ha omologato il vaccino di Moderna, sono già state somministrate parecchie dosi di quello della Pfizer Biontech e presto si darà il via libera anche al preparato di Astra Zeneca. A seconda della percezione, tutti noi, chi più chi meno, tra rinunce, restrizioni, sacrifici e libertà limitate, ce la stiamo mettendo tutta e sempre più ci rendiamo conto che non è il momento di librarci liberi nell’aria, ma bensì quello di stare con i piedi ben piantati a terra, senza rimettere ad altri ciò che ci compete e senza dimenticarci ciò che invece è di competenza altrui. Un esempio? Un po’ come quando si delega alla scuola l’educazione dei nostri figli, ma poi si pretende di dire alla scuola come questa debba essere gestita.

Quel gatto si morde la coda

Ogni giorno si sentono rappresentanti e portavoce di categorie scontente per come viene gestita la pandemia e che si dichiarano pronte a infischiarsene delle raccomandazioni di Cantoni e Confederazione, anteponendo l’economia alla salute pubblica, rivendicando una mancata democrazia e sventolando lo spettro di possibili e imminenti fallimenti, se sottoposti a ulteriori restrizioni. Per il momento, però, il tasso dei fallimenti in Svizzera risulta essere ai minimi storici. Stiamo vivendo un momento particolarmente difficile, ma se ci soffermassimo un attimo a pensare a tutte quelle categorie altamente esposte al contagio perchè non si possono permettere il lusso di stare a casa, ci accorgeremmo che il nostro sacrificio, seppure grande, è nulla rispetto al loro e a questo punto non dovrebbe più sussistere nessun dubbio sul fatto che la salute prevale su tutto e vale per tutti. 

Salute ed economia

Ma allora perché ci troviamo spesso in bilico a dover scegliere tra salute ed economia? Indecisi se anteporre una cosa all’altra o farle andare di pari passo? Dipendesse da me, la domanda non si porrebbe. La salute in qualsiasi società civilmente avanzata è un bene primario e quindi non si può anteporre l’economia al benessere dell’individuo. Vecchi o bambini poco importa. A cosa servirebbe un’economia prospera in una popolazione ridotta allo stremo? Come è pur vero, l’esatto contrario, ossia che se sopravvivessimo tutti, ma senza alcun mezzo di sostentamento, la vita sarà comunque difficile. E allora? 

Saltimbanchi e giocolieri

Allora signore e signori, ecco che entrano in scena i politici, chiamati a giostrarsi affinché dal cappello a cilindro salti fuori il giusto equilibrio tra le due cose. D’altronde questo è il loro ruolo, riuscire a essere a volte funamboli, altre volte giocolieri, ben coscienti che se oscillano troppo da una parte, avranno delle persone sane in una società economicamente disastrata, troppo dall’altra e si ritroveranno con l’avere persone malate, in un’economia fiorente. Non è facile, ma sono stati eletti anche per questo. Per stare in bilico su una fune che oscilla, con in mano un’asta a volte troppo corta e spesso senza un tappetino sul quale atterrare. È un lavoraccio, pieno di rischi e di sfide, per il quale devi essere portato. Non tutti lo sono. Non è per tutti.

Il coraggio delle scelte

Eppure mi chiedo se sia davvero possibile calibrare decisioni senza scontentare troppo uno o l’altro, e senza perdere di vista le priorità. Far contenti tutti in politica è impossibile. Come avere la botte piena e la moglie ubriaca. Fare politica significa prendere decisioni anche scomode sul momento, ma che (se va bene) si riveleranno vincenti a lungo termine. È un rischio? Sì. Ci vuole coraggio? Molto. Ce la possono fare? Dipende da quanta fortuna avranno, dalla capacità di saper leggere la realtà e da quanto si lasceranno influenzare dalle lobby economiche che alla fine prevalgono su tutto e che in certi casi ritengono che morire con le tasche piene sia comunque ancor sempre da ritenersi una gran bella morte, sempre meglio che sopravvivere avendole vuote. Ma ciò dipende dai punti di vista. Proprio come la politica, camminare sul filo è un’arte e, sapere dove guardare, una questione di vita o di morte.

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