Trump, perché stavolta ha perso davvero

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Se i dati definitivi lo confermeranno, la votazione di ieri al senato per la Georgia apparirà epocale per diversi motivi. Infatti in base agli exit pool, scrutinati il 99% dei voti, entrambi gli sfidanti democratici sarebbero in testa. 

Nella giornata di ieri abbiamo comunque assistito a pietosi e vergognosi attacchi di manifestanti pro Trump al Congresso, dei quali hanno invaso alcuni locali, costringendo a fermare i lavori per la ratifica del nuovo presidente Joe Biden da parte delle due Camere.

Ormai la politica USA, grazie al folle Donald, sembra più un circo equestre che une democrazia appena decente.

Il reverendo Raphael Warnock, supererebbe la senatrice repubblicana Kelly Loeffler con più di 53’000 voti (decretandone così già ora praticamente la vittoria). Il secondo democratico Jon Ossoff, un “ragazzino” di 33 anni, supererebbe l’uscente David Perdue per poco più di 16’000 di voti.

La Georgia ha infatti diritto a due rappresentanti al Senato come la maggioranza degli Stati.

Questa votazione minore è comunque epocale per una serie di motivi:

  1. Porta la Georgia in campo democratico, uno degli Stati più conservatori in USA, uno Stato che le scorse elezioni era saldamente in mano a Trump, uno di quegli Stati del sud culla di razzismo e suprematismo bianco, tanto coccolati dal presidente uscente.
  1. La Georgia, elegge il suo primo senatore di colore, il reverendo Raphael Warnock, pastore anziano della chiesa battista di Ebenezer ad Atlanta, la stessa di Martin Luther King. Il lungo cammino che ha portato ai diritti civili dei neri negli anni ’60, vede così un suo naturale epilogo. Erano inoltre vent’anni che la Georgia non aveva un senatore democratico.
  1. Trump si beccherebbe l’ennesima batosta. Lo Stato che lui riteneva gli fosse stato rubato lo tradisce per la seconda volta e a dargli il benservito sono sicuramente gli elettori afroamericani, che in Georgia sono più del 30% della popolazione. Ancora una volta i democratici devono la loro salvezza alla popolazione nera, che si è mobilitata in forza.
  1. Con i due democratici eletti, anche qui in attesa degli immancabili ma inutili, (con buona probabilità, visti quello successo nelle passate elezioni) riconteggi, il Senato sarebbe in pari, con 50 senatori repubblicani e 50 democratici, dando così la maggioranza a i dem, che possono contare sul voto della vicepresidente Kamala Harris, che presiede il Senato. Questo da la possibilità a Biden di varare riforme impensabili con un Senato a maggioranza repubblicana. La strada per i democratici si fa così in discesa.
  1. Questa votazione, designa una non scontata Caporetto per Donald Trump. Aveva ragione chi temeva che le intemperanze del presidente avrebbero finito col far perdere le elezioni senatorie in Georgia, nonostante il massiccio appoggio dei due uscenti repubblicani al presidente, terrorizzati all’idea di perdere i voti dei fedelissimi trumpisti. Trump, con questa elezione, risulta fortemente ridimensionato anche all’interno del suo partito. Partito che però sembra voler abbandonare per creare un suo movimento, almeno dalle ultime esternazioni, corroborate dal figlio John.
  1. Controproducente è stato il pedissequo asservimento dei repubblicani Loeffler e Perdue al Presidente Trump,  per opporsi alla certificazione del Congresso dei risultati dell’Electoral College in una finale, illusoria dimostrazione di devozione ai sostenitori di dell’ex presidente.

Se si pensa che a novembre, alla prima elezione e prima del ballottaggio di ieri, entrambi i repubblicani erano in vantaggio, il concorso di Donald Trump nella disfatta è palese. I democratici, come dicevamo, hanno ora di fronte a sé una strada in discesa, con la maggioranza sia al congresso che al senato. Virtualmente questo significa Joe Biden potrà varare riforme senza l’ostacolo di una delle due camere che le blocchino. Al contempo, se i dem faranno degli sbagli o scontenteranno il loro elettorato, avranno poche scuse. 

Di sicuro abbiamo delle certezze: per quanto strepiti, Trump è ora definitivamente atterrato, e anche se continuerà a tormentare la politica USA, per quattro anni la maggioranza è saldamente in mano ai dem. Non è ancora certo se ci saranno riconteggi (la Georgia prevede la possibilità del riconteggio in caso di gap tra i due contendenti minore dello 0,5%) o si dovrà attendere fino a venerdì per il voto dall’estero dei militari, ma i giochi sono ormai quasi fatti. 

Il 20 gennaio gli Usa accoglieranno definitivamente ed ufficialmente il nuovo presidente, potranno così voltare pagina dai quattro anni più oscuri della storia recente.

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