Voyager scodinzola ancora

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Quasi due anni fa, Voyager smetteva di trasmettere, entrando nello spazio profondo, oltre i ghiacci di Plutone. Oltre l’eliosfera, nello spazio interstellare. Insomma, era finita in quella zona che noi non chiamiamo più sistema solare, regno dei capitani Harlock ed Avatar, ma spazio siderale, dove scorrazzano xenomorfi e buchi neri.

Le avevamo dato un ultimo e romantico saluto, anche se in fondo è solo un ammasso di ferraglia con delle batterie al plutonio (leggi qui).

Ma lei ha continuato imperterrita a macinare milioni di chilometri, sempre più lontano, verso l’infinito e oltre. Memento umano destinato all’oblio, sarà ancora in viaggio tra secoli, quando magari l’umanità si sarà estinta grazie alla sua stupidità. 

Ma come Argo, il cane di Ulisse, il grande viaggiatore, Voyager ha risposto a un impulso terrestre. Insomma, ha detto “io sono ancora qui”. Ha scodinzolato ancora una volta, fedele al suo padrone, grazie a un’antenna situata in Australia. Lanciata nel 1977, veleggia tra polveri siderali da 43 anni e la distanza tra di noi è tale che l’impulso ci ha messo 17 ore per andare e altrettante per ritornare.

“Solo” 18 miliardi di chilometri ci separano da lei. Un aggiornamento all’antenna di Camberra, ha permesso di inviare un impulso per testarne la portata. Voyager, che grazie alla sua batteria al plutonio ha ancora una decina d’anni di vita, ha risposto “quasi” prontamente.

Il Deep Space Network (DSN), a cui appartiene anche l’antenna australiana, è costituito da tre enormi strutture utilizzate principalmente per comunicare con veicoli spaziali che operano oltre l’orbita della Luna. Il posizionamento delle tre strutture assicura che quasi tutti i veicoli spaziali possano comunicare con almeno una delle strutture in qualsiasi momento. 

In realtà Voyager, da bravo cagnolino, si era persa dietro a qualche stella intorno a Tritone, una luna di Nettuno, cambiando così la sua traiettoria, deviandola verso sud. 

L’aggiornamento delle antenne è fondamentale.

“L’antenna DSS43 è un sistema altamente specializzato; ci sono solo altre due antenne simili nel mondo, quindi tenere l’antenna spenta per un anno non è una situazione ideale per Voyager o per molte altre missioni della NASA. L’agenzia ha deciso di effettuare questi aggiornamenti per garantire che l’antenna possa continuare a essere utilizzata per le missioni attuali e future. Per un’antenna che ha quasi 50 anni è meglio essere proattivi che reattivi con le attività di manutenzione critica”, ha dichiarato Philip Baldwin, responsabile per il programma SCaN (Space Communications and Navigation) della NASA.

Ora, Voyager due, continua il suo viaggio e altri miliardi di chilometri la attendono, forse centinaia di miliardi. Anche quando la sua batteria sarà esaurita. Anche quando il suo cuore metallico si sarà spento. A differenza di Argo, che morì ai piedi del suo padrone Ulisse, il Voyager 2 continuerà imperterrito la sua strada nello spazio, tra stelle, supernove e giganti gassosi destinata, forse, a non fermarsi mai.

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