Addio Flynt: re del porno, ira di Trump

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È ormai passata qualche settimana dalla morte di Larry Flynt, incontrastato re del porno e dichiarato nemico di Trump. Geniale e trasgressivo, visionario analista del bollore e dell’eccitazione,  fondò nel 1974 il periodico Hustler, molto più temerario dei concorrenti Playboy e  Penthouse. 

Recentemente il presidente Trump è sfuggito ancora una volta all’impeachment. Scordiamo però di quella volta in cui Flynt sborsò 10 milioni di dollaroni, per cercare di incastrarlo. Nella sua movimentatissima esistenza Larry Flint ha scavalcato le frontiere del perbenismo con il coraggio di un pioniere che bivacca sulle piste dei bisonti: più volte incriminato per oscenità e plateale ostentazione di pagine patinate di ” Scostumanza”, il sovrano del proibito ha pagato nel tempo vagonate di dollari di multe, inanellando una lunga serie di processi per conclamata offesa al pubblico pudore.

Stroncato alla fine da problemi cardiaci, l’imprenditore statunitense ha trascorso una parte della sua vita costretto su una sedia a rotelle, dopo il tentato omicidio perpetrato ai suoi danni da un fanatico di estrema destra, suprematista bianco ex membro del Ku Klux Klan, zelante curatore di alcune salvifiche revolverata esplose nell’ambito della epurativa campagna: “Elimina quel satana di un Flynt”.

La rivista a luci rosse di Larry, sbocciata un bel giorno a Cincinnati, esprimeva estetica spregiudicatezza alla caccia della libertà di espressione in una nazione dove i freni all’estasi ormonale lavoravano ancora di brutto.

Pervicace sostenitore del Partito Democratico, si autonominò paladino di clamorose iniziative anche nel campo della politica.

Emblematica la sua presa di posizione nel 1998, a difesa dell’allora presidente Bill Clinton fagocitato dallo scandalo Monica Lewinsky: uno scabroso caso a sfondo orale e ovale che indusse Flynt ad offrire un milione di dollari in cambio di prove contro politici repubblicani che avevano rilasciato una serie di testimonianze pubblicate su “The Hustler Report”.

Ancora più emblematica si presenta una vicenda relativamente recente che evidenzia la sassata scagliata, nell’anno 2017, contro la ondivaga reputazione di Donald Trump: l’istituzione di una “taglia ” da 10 milioni di dollari in contanti come monumentale ricompensa per chi avesse prodotto elementi sostanziali e probanti, utili per promuovere la via dell’impeachment del neo presidente.

Non contento della campagna condotta sotto il segno del gruzzolone western ” Wanted” , Flint firmò la produzione di ” The Donald”, un  film parodia  in salsa super piccante e senza un’ombra di foglie di fico.

La pellicola, resa emotivamente eccitante dalle intersecanti performance di un cast stellare nel copulare, esalta i ruoli di Britney Amber e di Alyssa Lynn oltre a quello del dinamicissimo e famelico sosia del Tycoon.

Per non parlare, a suo tempo, della parodia di un film con protagonista, Lisa Ann, celebre pornostar, nei panni di Sarah Palin, ex miss Alaska, candidata alla presidenza per i repubblicani e arcigna membra del tea party, il movimento oltranzista di destra statunitense

Già nel 2001 Flynt dichiarava un patrimonio di circa 400 milioni di dollari, dollaro più dollaro meno.

Nel corso degli anni sono state davvero numerosissime le pubblicazioni edite dal re del porno, abituato a calamitare l’attenzione dei media statunitensi, nel bene e nel male.

Ma non si può scordare il fermentante mito di Hustler che concesse a molti lettori di toccare il cielo con un dito.

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