Australia: football e razzismo

Pubblicità

Di

Il calcio australiano è lo sport nazionale, seguitissimo e vibrante nel tifo, e viene giocato fra due squadre di 18 giocatori sui campi di cricket o su altri terreni erbosi comunque sempre di forma ovale. Ma è da teste quadrate il lievitante fenomeno di episodi di discriminazione e di intolleranza, costantemente registrati ai danni  di gagliardi atleti bersagliati da volgare e becero sciovinismo.

L’Australia, terra di incantevoli e sorprendenti bellezze natural, è pure la patria di un popolarissimo sport che attira bibliche folle ma che troppo spesso, come un ambiguo e stordito boomerang, restituisce alla attualità cronache di distorte  diseguaglianze.

Di fatto, la terra dei canguri è l’unica nazione del Commonwealth a non aver stipulato accordi saggiamente bilanciati con i nativi aggiungendo rovente magma alla questione aborigena, spiazzante e irrisolta.

Il fibrillante malcostume dell’emarginazione nel mondo della palla ovale oceanica ripropone ancora oggi il fantasma della “cultura del razzismo sistemico” attraverso il caso Lumumba, giocatore di origini africane, etichettato come “scimpanzé” sin dai suoi primi giorni di allenamento: i compagni del Collingwood Football Club lo avevano odiosamente ribattezzato “Chimp”, tenacemente non demordendo nell’impresa di mordergli, pezzo dopo pezzo, il legittimo orgoglio. 

Il caso cavalcò le cronache del mondo ispirando, nell’anno 2017, il film “Fair Game” diretto da Jeff Daniels, una pellicola dove è urlata la sacrosanta rivendicazione della dignità e della identità di un uomo di colore inserito in una comunità di troppi bianchi che si schiacciano la odiosa occhiata di intesa al bancone delle birre per poi schiumare livore nei confronti di chi vive una parallela esistenza, nella dissonanza del “diverso” che conferma il malinconico “teorema dell’elemento avverso.” 

Eddie MaGuire, presidente del Club dove Lumumba militava, trovò il vomitevole estro di dichiarare, nel corso di un programma radiofonico mattutino, che “Chimp” disponeva di tutte le attitudini per poter aspirare al ruolo di King Kong in qualche brillante musical.

Sprezzante, sputacchiante e squalificante la definizione, sino a fare arrossire di brutto il più tenace tifoso dei koala.

Ma lo tsunami della disparità ad ogni costo seguita a turbare il continente australe, provocando ulceranti alterazioni sociali  secondo i ricercatori della University of Technology di Sydney che hanno curato un dettagliato rapporto che propone acute interviste a dozzine di giocatori, membri dei vari staff e numerosi tifosi.

Lo studio evidenzia che “il razzismo nei vari club ha provocato danni profondi e duraturi ai giocatori aborigeni e africani. Il razzismo ha colpito loro, le loro comunità e ha stabilito norme pericolose per il pubblico”.

Un raggio di speranza sbuca dalla annunciata novità riguardante il cambiamento di una parola inserita nell’inno nazionale, dove il termine “young”, che odorava di un colonialismo resettante l’autoctona vicenda storica degli aborigeni, è stato sostituito con il più pertinente vocabolo “one”: “Gioiamo australiani , perché siamo una cosa sola e liberi”.

Un “one” così risolutivo e profondo da infondere la reale speranza di un sincero rinsavimento nel recupero dei  valori che contano.

UN ALTRO segnale, viene dall’inno cantato dalla nazionale, prima di una partita con l’Argentina, nel dialetto aborigeno della zona di Sidney, un unicum in australia. L’episodio è avvenuto a dicembre dell’anno scorso (guarda il video).

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!