Amateci uguale, dai. Buon SanVa

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La donna la immagino come quelle sfere da discoteca con gli specchietti, che rifrange la luce in mille direzioni, girando sul suo asse e facendo anche un po’ girare la testa. La sfera da discoteca che ti inebria un po’ i sensi e ti fa sentire su di giri. Le donne, anche quelle che apparentemente sembrano poco “sfaccettate”, anche quelle…la sfera con gli specchietti ce l’hanno dentro. Ma c’è, c’è e non si discute che ci sia.

Gli uomini li vedo come dei cubi. Bei cubi lucidi con le loro facciate a piombo, con gli angoli retti. Roba da architetto divino. Contengono cieli, mari, mondi interi. Contengono il bambino, il sogno, la quotidianità. Contengono anche l’Amore. E molti cubi sono convinti – la geometria non sembrerebbe opinabile – che un cubo possa contenere una sfera. Una sfera da discoteca con gli specchietti che gira intorno al suo asse immaginifico.

Le sfere con gli specchietti in perenne rotazione non smettono mai di pensare; non per forza pensieri da Premio Nobel, ma la scimmia non smette di saltare di ramo in ramo. E così è sempre un turbinio di piccole comete neuronali: cosa faccio per cena, le ordino o no quelle scarpe, chi avrà fatto quel segno sul parquet, appuntamento dal dentista, quel collega non me la racconta giusta, come vorrei imparare lo spagnolo, che sonno, che fame…e così via.

Nel cubo tutto si svolge con maggior ordine che non strattona l’equilibrio spazio-temporale.Hai fame = mangi. Hai una preoccupazione = c’è, è lì ma non interferisce con la voglia di pizza, l’appuntamento dal dentista, il fantacoso .Il cubo lancia dunque dei messaggi lineari alla sfera con gli specchietti: messaggi decodificabili facilmente, di solito composti da istanze in sistema binario o codici primari.

Il messaggio entra nella sfera a vetrini, rimbalza, viene scomposto fino a perdere il suo senso originario, frulla, volteggia, viene riprocessato e torna al cubo sotto forma di algoritmi impazziti e di solito con un corredo di altre mille informazioni non richieste e qualche invettiva. È così: siamo forme diverse destinate in qualche misterioso modo a far parte di una stessa geometria. Ma pur sempre atomicamente differenti.

Voi ci dite una cosa credendola innocente e noi vi smirtilliamo gli anemoni che placidamente stavano ondeggiando nel vostro mare. Brillanti, ricche di universi interiori, sempre con qualcosa in testa…ma siamo sempre delle palle.

Amateci UGUALE, dai. Buon SanVa.

Francesca Margiotta

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