Bellinzona, quella piazza non è il Far West

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A Bellinzona, il medico cantonale ha ordinato la chiusura del Bar Indipendenza. In questo periodo effettuava attività da asporto. Rimarrà chiuso fino al 28 febbraio. “Se il dialogo fallisce si passa alle sanzioni”, ha risposto lapidario lo sceriffo Giorgio Merlani a chi gli chiedeva la ragione di questa misura. 

Del resto gli assembramenti di persone che nella capitale stazionavano e bivaccavano in Piazza Indipendenza erano noti già da tempo. Diverse le segnalazioni. Soprattutto durante il mercato del sabato. E quindi un provvedimento andava preso. 

Punirne uno per educarne cento? Può anche essere, visto lo strepitare del gerente del bar dopo che due agenti della polizia cantonale l’hanno obbligato a chiudere il locale per aver favorito gli assembramenti e per aver fatto consumare pasti e bibite sul posto. 

Il gerente Felice Lepore, intervistato da Teleticino (vedi qui), ha cercato di giustificare l’ingiustificabile: “Perché chiudere solo noi? Perché non chiudere anche il bar di fronte? Il problema non è del mio bar, ma della situazione in generale che si è venuta creare nella piazza. Io spesso mi arrabbiavo perfino con il mio personale, perché non mi aiutavano a tenere lontana la gente”.  

Perché chiudere? Forse perché c’è chi ancora confonde l’indipendenza con il Far West. E allora, ai furbetti che credono di poter giocare a braccio di ferro con le autorità, ogni tanto le cose vanno ricordate con le cattive, se con le buone non si è ottenuto granché. Poco importa se sono ristoratori o clienti. L’ordinanza federale è chiara. Non c’è una zona grigia che lascia spazio a interpretazioni personali. Non è un caso se “take away”, tradotto in italiano, sta per prendi e porta via. E non per prendi e accampati in piazza. 

Consumare cibo e bevande sul posto o nelle vicinanze di un locale, magari con altra gente, è un modo piuttosto plateale di infrangere le regole che la maggior parte di noi sta cercando, non senza fatica, di rispettare. Volere a tutti i costi che le cose sia esattamente come un tempo, con le stesse abitudini e le stesse regole è un capriccio da bambini. È vivere con in un mondo che non conosce la pandemia. È vivere in un modo stupidamente pericoloso. 

Infine spetta proprio ai responsabili di bar e ristoranti prevedere quelle misure utili per evitare che la gente si assembri davanti ai locali. Non basta giustificarsi con un: “Io dico sempre a tutti di allontanarsi, a volte ci litigo anche e mi prendo gli insulti. Ma non posso cacciarli dal suolo pubblico”. I clienti sappiano invece che sono entrate in vigore sanzioni che prevedono multe per tutti i gruppi di più di cinque persone: 50 franchi in luoghi pubblici, 100 in spazi privati. 100 sono pure i franchi che dovranno pagare coloro che non rispettano l’obbligo d’indossare la mascherina.

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